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Noema
Punto di equilibrio
2010
DownBridge
di
Daniele Bagnol
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Nei momenti di crisi e di incertezza due sono le strade che si pongono di fronte ai Noema e tra cui bisogna scegliere: ascoltare il cuore, oppure dare voce alle chitarre. E questa seconda direzione è quella che è stata percorsa dalla suddetta band milanese, composta da voce-chitarra-basso-batteria, alla ricerca del loro Punto di equilibrio in una fase storica che di equilibrio, da qualsiasi parte si guardi, ne ha veramente poco: crisi economiche di proporzioni mondiali, disastri ambientali irrimediabili causati dall’ uomo, guerre su guerre, chi più ne ha più ne metta.
Una sensazione di smarrimento è il leitmotiv dell’intero disco che filtra sotto la pelle e si insinua un po’ ovunque; Riflessi, Il ciclo naturale delle cose e Coi piedi per terra ne sono la testimonianza, accompagnati da testi molto accurati e chitarre acide che partoriscono un mood volubile e danno un vero e proprio effetto di soffocamento. Con alcuni brani come Di cristallo –col suo arrangiamento che rimane impresso in memoria - e Appunti per un’emozione migliore ci si districa in modo tale da riuscire con affanno a riprendere il respiro, ma si tratta solo di una chimera: si torna poi in apnea, prepotentemente.
Schegge di melodie pop impastate con riff prepotenti si impossessano dell’opera come in Venere in transito; ed uno spiraglio di equilibrio viene lasciato aperto alla fine di questo concept album nella traccia acustica di chiusura Corde d’arcobaleno; perché in fondo l’ arcobaleno arriva sempre dopo una tempesta. E si torna a respirare.
Articolo del
13/07/2010 -
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