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Un ibrido tra trip-hop, noise, ambient, hip-pop, syth-pop con il basso continuo dell'elettronica, è l'unico modo per definire il ponte musicale creato dal duo Spleenveil nel loro album ”Colours Of Her”. Si può affermare facilmente che questo album sia divisibile in tre momenti, l'inizio, il centro e la fine, tre momenti che corrispondo a, quasi, tre generi musicali diversi e, per quanto si possa premiare l'eterogeneità del tutto, di certo lasciano l'ascoltatore piuttosto spiazzato. L'incipit con “Colours Of Her”, “Earthquake”, “Your Nails Write Poems On My Skin”, è sicuramente la parte più vicina al trip-pop, al noise e all'ambient, dove la voce r0. crea essa stessa atmosfere parallele alla musica, sonorità vicine a quelle della loro vecchia produzione, che li aveva visti affermarsi nell'ambiente dell'underground ambient internazionale. Per i primi 4 pezzi si può quindi pensare che questo sia un album profondamente elettronico nei vari generi espressivi in cui gli Spleenveil lo riproducono, ma già qualcosa inizia a cambiare già con l'ascolto della traccia ”4 a.m.” che evidentemente già ci porta in un altro universo sonoro, dove entra in gioco il parlato e ritmi meno elettronici e più vicino all'hip-pop. ”Tanguska”, la traccia successiva, già conferma questa idea, un hip-synth-pop si potrebbe definire questo nuovo modo di leggere la musica da parte degli Spleenveil. E più avanti le tracce non fanno che confermare questa intuizione. Fino a tornare a una fase molto più ambient lounge che va a chiudere l'album. Sicuramente un esperimento molto interessante e piacevole questo ”Colours Of Her” e da parte di un duo italiano è ancora più ben accetto. Bisogna solo aspettare di capire quale sia la strada che sceglieranno in futuro perché, sì, viva l'eterogeneità, ma a volte può anche dare l'impressione di avere troppe cose da dire in troppi modi diversi, in uno stesso discorso che finisce per essere un po' troppo frammentato per le nostre orecchie.
Articolo del
04/09/2010 -
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