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Ubaldo Schiavi
The Early Records
2010
Thunderthumb
di
Pietro Scaramuzzo
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Chi associa il nome di Ubaldo Schiavi a quello di arti importanti della musica italiana, come quello di Gino Paoli o di Paolo Turci, ricorderà che per loro ha lavorato dietro al mixer e, magari, aprendo qualche cassetto della memoria, potrà compiacersi nel ricordare la qualità dei suoni curati dallo stesso Schiavi. Oggi però non si parla né di mixer né di regolazione audio, ma di un progetto musicale intrapreso dal fonico romano che lo vede protagonista come bassista funk. L'Ep ”The Early Records”, infatti, raccoglie quattro tracce strumentali che vedono Ubaldo impegnato al basso elettrico. Le registrazioni spaziano dal latin jazz al funk e, nonostante la partecipazione di altri validi musicisti come Fabiano Lelli alle chitarre, Jacopo Carlini alle tastiere e Stefano Marazzi alla batteria, francamente sembrano non convincere né per qualità del suono né per intensità emotiva. I suoni, infatti, eccessivamente artefatti, risultano stucchevoli all'ascolto per quanto ben calibrati. L'indiscutibile bravura di Schiavi, invece, si esprime esclusivamente in ostentati virtuosismi che tendono ad adombrare il lavoro nelle retrovie degli altri musicisti. Certo quattro tracce sono poche trarre un giudizio definitivo su un progetto musicale, ma bastano per capire che “The Early Records” è destinato a diventare un altro lavoro squisitamente tecnico che fa inutilmente il verso a Jaco Pastorius.
Articolo del
07/09/2010 -
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