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Basta un ascolto per lasciarsi catturare dalla musica decisamente affascinante di questo gruppo di esordienti milanesi. Poche note, efficaci, orecchiabili e per nulla scontate, che riescono ad avere un impatto immediato sull’ascoltatore, senza stancare, senza annoiare. Musica facile e complessa ad un tempo. Facile, per quanto attiene al risultato: quello di sedurre subito, con la massima naturalezza. Complessa, anzi ricercata, invece, per quanto concerne l’assemblaggio dei brani, con avvicendamenti rapidi di ritmo e melodia, che rendono decisamente eterogenea la trama musicale. Lo si potrebbe definire un rock-pop leggero, una sorta di amalgama di tendenze più o meno alla moda, Subsonica in primo luogo e Timoria per quanto concerne certe aperture di più ampio respiro, insomma un rock-pop in perfetto “italian-style”, con rapide e frequenti incursioni “funcky”, di ispirazione Jamiroquai ed episodiche sterzate alla Litfiba (certi giri di basso e arpeggi di chitarra). A questo punto, occorre menzionare la voce del cantante, che stupisce per la notevole duttilità con la quale riesce ad adattarsi alle circostanze, integrandosi perfettamente al suono della band. Meno sanguigna di quella di Pelu, ricorda a volte quella di Jeff Buckley, ma soprattutto è efficace, aderente al contesto nel quale di volta in volta viene chiamata ad esprimersi. Non mancano momenti di lirismo (bello l’inizio di “L’ultimo desiderio”). Altrove (“Ti voglio bene”) il cantante di abbandona a dei veri e propri esercizi vocali, dimostrando notevoli capacità tecniche. Un rock swingato, tipicamente italiano, che raggiunge una notevole compatezza di suono, armonie brillanti e ben congegnate, libertà di ispirazione, arrangiamenti fantasiosi, motivi interessanti, sound brioso, trame mutevoli, armonie disinvolte, una voce sicura di sé, tutto questo contribuisce ad alimentare un’impressione favorevole del gruppo, le cui limitazione maggiore sembra al momento essere costituita dal fatto di non aver ancora trovato un produttore serio disposto a scommettere e rischiare sul loro lavoro, togliendoli una volta per tutte dagli impacci e ristrettezze dell’autoproduzione, un produttore cioè disposto a fornire loro tutti i mezzi necessari a rendere tecnicamente e qualitativamente ineccepibili - sia dal punto di vista del sound che degli arrangiamenti - brani che, vi assicuro, sono già sufficientemente pregevoli e compiuti da poter essere immessi sul mercato senza ulteriori attese.
Articolo del
12/11/2003 -
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