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Registrato dal vivo su un 4 tracce, e mixato direttamente dalla band, “Manifesto Zero” suona molto dissociato, come la voce del loro cantante che ricorda un ibrido fra Iggy e Protrudi, magari in acido. La prima traccia ti dà una sveglia d’acciaio sui denti, la band ha pensato bene di non scegliere una suoneria in crescendo, per un risveglio più dolce, ma di partire come un fottuto terra-aria diretto nel culo di un caccia nemico (”The Spectre’s Sinister Commandment”). Il sound è sporco, viene dai meandri urbani, sozzi e malati. Questi loschi figuri si muovono di notte, fra la decadenza e le anime perse, tirando fuori una perla nera “Cope-Gourge”, brano perverso che muta pelle durante il suo corso. Sono ansiogeni, tiratissimi e con tutta la nervatura ‘ntostata, direbbe il vecchio Pino Daniele. La ritmica di “An Eye For A Knife” toglie il fiato, se associata alle chitarre della sezione centrale, governata dal martellante thunderbass, l’effetto diventa ancora più devastante. I testi appaiono inintellegibili, Gregory Raimo in realtà farfuglia, le su parole si perdono nel rough mixing. La disturbata “I Know What You Want” lascia spazio alla psicotica, e completamente fuori da ogni controllo, “Stub Of Fortune”, una bolgia, anzi un’orgia, di suoni turgidi, come organi sessuali, irrorati di sangue, pronti ad esplodere. Selvaggi e inarrestabili i Guslingers vincono la guerra, senza perdere una battaglia.
Articolo del
07/08/2010 -
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