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Il primo abbozzo del progetto Inhale Your Hate nasce a Verona nel 2006, ragione sociale: schietto hardcore alla Hatebreed e Madball, irrobustito – casomai ce ne fosse stato bisogno – da inserti e arrangiamenti che spaziano dal caro, vecchio e mai domo death/thrash metal ad esperienze più recenti come il nu metal o il moshcore. Il contesto dell’hardcore scaligero è vivace e ben organizzato, al punto da costituirsi in un vero e proprio gruppo di supporto, il Verona Hardcore Crew, grazie al quale anche gli Inhale Your Hate crescono inesorabilmente, fino a farsi notare dalla sempre accorta SG Records, madrina di questo full length di debutto. ”Terrorized By Reality” ci presenta una band decisamente in forma: non solo suonano bene – possiamo solo immaginare cosa siano in grado di scatenare dal vivo -, ma esibiscono con orgoglio le cicatrici delle battaglie combattute contro un bestiario di ipocriti, violenti ed egoisti, di cui tutti – ahinoi - conosciamo senz’altro più di un esemplare e che, nella migliore delle ipotesi, rifiutano a priori di capire questa forma di protesta e di sfogo musicale, agli antipodi della ruffianeria melodica d’acchiappo. E se il titolo è esplicativo, il contenuto è un letale connubio di riff pericolosi, torbidi groove e testi che nulla lasciano all’interpretazione. ”Flames Of My Vendetta” catturerà qualsiasi estimatore dei Pantera grazie al suo groove e al vocione à la Phil Anselmo del cantante John. ”Lie By Lie” appare chiaramente influenzata dal miglior thrash metal d’annata. Nelle seguenti ”Endorse By Respect”, “Separate”, “Russian Roulette”, “Through The Eyes Of God”, gli Inhale si destreggiano benissimo tra fuochi e fiamme in uptempo e inquietanti rallentamenti, che quasi sempre preparano l’ascoltatore alla successiva esplosione di furore hardcore. ”Horrified Gaze” avvince e convince, pur essendo un brano d’impatto sicuro è innegabile l’ottima costruzione, caratterizzata da una ritmica arrembante. Peccato solo che la conclusiva ”Disconnect Your Heart” non aggiunga molto all’economia dell’album, ma il risultato è già ottimo e abbondante. Non male, in tempi in cui metà di quello che finisce in –core, tutto è, tranne che hard.
Articolo del
26/07/2010 -
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