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Già autori di un promo targato 2008 che ci aveva più che favorevolmente impressionato, ecco rispuntare, con il debut album ufficiale ”Trapped”, i Noumeno, quattro baldi giovani romani col pallino del progressive metal, tecnicamente mostruosi (in senso positivo, si capisce… ) come il Dio Prog comanda. Ecco, proprio sul Dio Prog in Italia vale la pena di spendere due parole: i suoi seguaci sono numerosissimi, e la maggior parte sono anche musicalmente interessanti; ma, poiché all’orizzonte ancora non sono apparsi i nuovi Petrucci, Portnoy e Satriani, qualunque gruppo che abbraccia questo genere rischia seriamente di essere “uno nel mucchio”. Il problema è che i Noumeno non sono “qualunque gruppo”. Anche se si possiede personalità in quantità industriali, il prog non aiuta a farla emergere, a causa delle sue caratteristiche di musica concettuale e virtuosistica fino alla paranoia. Valorizza la tecnica, indiscutibilmente, ma che i Noumeno avessero qualcos’altro da offrire era evidente fin dal promo. Non a caso, qui ritroviamo un paio di tracce, ”Panda Song” e ”Visionary Schizophrenia”, che avevamo già segnalato nella recensione di due anni fa, rivisitate ed attualizzate in modi assolutamente peculiari, tanto per chiarire che i ragazzi fanno sul serio. La prima ha smesso la veste 2008 a favore di una mise più dark, che non disdegna aeree toccate e fuga sul terreno del moderno alternative rock; nella seconda, incontriamo la prima delle guest star presenti nell’album: sul lavoro di Vitalij Kuprij l’ascoltatore sgrana gli occhi e anche le orecchie, restio a credere che quell’intrico di tastiere possa essere opera di mano umana. Nulla di meno si può dire di Francesco Fareri in ”Anger In Vain” (uno dei brani più belli), che insieme ai chitarristi titolari Fabrizio Agabiti e Danilo Carrabino ci regala trame intricatissime, labirintiche, vertiginose. Né si possono dimenticare la claustrofobica e intensissima ”Without Fear, Without Pain”, il riffing folle e brillante di 24, la varietà e la ricchezza di ”Jason Becker Tribute”, piuttosto che la roboante ”Psychotic Syndrome” conclusiva. Non servono altri paroloni per ribadire che ”Trapped” è un gran bel disco e che i Noumeno sono una band che è già una sicurezza (loro di parole non ne hanno sprecata neanche una, scegliendo di nuovo la strada del disco esclusivamente strumentale). Per mantenere vivo l’interesse dei non devoti al prog strumentale, devono badare a tenersi alla larga da un certo manierismo tecnico, un po’ alla Marty Friedman. Qui ci sono riusciti, offrendo qualità, ritmo, bellezza e pazzia in tempi non mastodontici. Giù il cappello.
Articolo del
08/08/2010 -
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