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I Mosquitos sono un gruppo indie-rock di Frosinone giunto al loro terzo album dopo l'esordio di "I only use my gun whenever kindness fails" del '99 e il mini "The sophomore Ep" dell'anno dopo. Questo "Electric Center" è il primo sotto contratto con la Fosbury (distribuzione Audioglobe) e non fa che confermare l'attitudine indie del terzetto composto da Mario Martufi, Gianluca Testani e Fabrizio Gori, qui aiutati da Sandro Traversi alle chitarre e Simona Fanfarillo alle tastiere; un'attitudine che ci ricorda un certo rock desertico, prettamente statunitense, che ci rimanda a certe atmosfere alla Calexico o persino ad una versione col freno a mano tirato dei Queens Of The Stone Age. Ma chi si aspetta un album rock'n'roll andrà icontro ad una grande delusione, perchè qui si tratta sì di rock, ma in un accezione derivata del termine, perchè ci sono elementi che ricordano il pop lo-fi, altri che ci catapultano direttamente nel post-rock o addirittura alla psichedelia degli anni '60 dalle parti dei 13th Floor Elevator ("The inarticulate speech"). "Electric Center" si dimostra quindi un lavoro estremamente ecclettico e ricco di spunti che toccano i più disparati punti d'incontro di una filosofia musicale già rodata negli USA ma inedita e quindi nuova ed originale qui in Italia, dove sicuramente questo messaggio meglio distribuito non passerà inascoltato. Si parte con "Mosquito", strumentale che suona molto alt-folk, mischiando esplosioni sonore apprezzate in "Feast of Wire" ad elementi rock, così come "Trash Picking Hours", la quale però accenna già ad una lungimiranza strumentale davvero notevole. "Heartcake" comincia con una batteria che potrebbe ricordare i BRMC ma poi si perde in un caleidoscopio di chitarre acide che reintroducono il fattore psichedelico, cosi come "Wounds", quarta canzone che corrisponde all’ ennesimo cambio di rotta, qui si è ormai in territori post-rock che ci ricordano gli Slint; ma dura il tempo di una canzone, perchè come soprascritto, "The inarticulate speech" ricorda gli anni '60 e i 13th Floor Elevator, soprattutto per quel rumore molto "psychedelic jug" usato in modo inflazionante nel masterpiece "The Psychedelic Sound Of" del '65. Il lo-fi tipico dell'underground statunitense arriva con "Solvency", dove le sensibilità dei tre di Frosinone possono coincidere con quelle dei Pavement, mentre per "Summer on the Bees" si arrivano in territori quasi folk-pop, sempre in una variante acida complice il suono metallico della chitarra di Mario Martufi - che utlizza una Fender Telecaster - il ritorno al suono indie si ha con "Carcrashair", dove ritornano le atmosfere vagamente epiche di certi Calexico. "The Flowers and the Story Stacks" si sviluppa su un giro lento da ballata arricchito da feedback ed arrangiamenti che raramente seguono la struttura fondamentale. Il lavoro termina con "Ten Pictures Reversed", forse la canzone più canonica di tutto il disco, con il suo andamento pop e trame strumentali affatto pesanti. In definitiva, "Electric Center" è un disco molto vario ed intrigante, che dopo i primi attimi di sconcerto lascia un gusto nuovo, una sensazione di novità estasiante che non sentivamo da tempo... e questo non può che essere un fattore di elogio per una musica di sicuro non immediata ma che speriamo di sentire sempre di più.
Articolo del
01/12/2003 -
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