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Il disco dei Sin-E è così, da ascoltare e lasciarsi trasportare sull’onda malinconica delle canzoni in esso contenute, i cui testi per “negatività” richiamano quelli dei Joy Division (“sento il peso di questa monotonia, la nostra musica sta cadendo a pezzi..” anche se i testi, va ricordato, sono tutti in inglese). La storia dei Sin-e nasce a Roma nel 2001, dove il gruppo si esibisce in alcuni locali più o meno piccoli, forse anche per mantenere fede al nome (di origine gaelica) che deriva da quello di un piccolo locale di New York dove si esibivano a sorpresa gli U2, Marianne Faithfull e Sinead O’Connor. La musica di questo album, dal titolo omonimo, non ha quasi mai ritmi veloci ma mantiene un tono lento e dolente in accordo coi testi, senza il bisogno di forzare alcunché: valga l’esempio di “Stronger than you” con un’introduzione di solo chitarra che dà il ritmo a tutto il brano, oltre che il mood dello stesso. Questa propensione ad un inizio con un solo strumento, da cui si dipana poi la canzone, si verifica anche in “Trustworthy”, “Deep blue sea” (tastiere), “Life” (chitarra solo per tutto il brano). Fra tutti queste canzone dal tono veramente cupo, che possono occasionalmente sfociare in esplosioni violente di batteria e chitarra per dare un tono ancora più disperato (es. “Life”) diventa difficile scegliere un brano più rappresentativo di altri del disco ma forse “Deep blue sea” può essere ritenuto utile a ciò, col suo finto crescendo finale musicale chiuso dall’ultima strofa di cantato (e dal rumore del mare, che apre anche il brano, ma questa è la cosa più scontata). Insomma questo sembra proprio uno di quei dischi perfetti per un giorno di pioggia o, meglio ancora, per una sera di pioggia davanti alla finestra. Una nota (parzialmente) negativa è rappresentata dal fatto che la voce del cantante, Chefir Galal, non sempre si stacca in maniera netta dagli strumenti e finisce così per essere sovrastata dalla musica. Il lavoro del gruppo è più che professionale e la ricerca di un’etichetta che apprezzi la loro musica, così come di un pubblico, non dovrebbe essere un compito difficile con credenziali come questo album.
Articolo del
15/01/2004 -
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