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Underground Arrows
Underground Arrows: una cult band d'altri tempi
11/02/2002
Mantra
di
Modernist
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Underground Arrows è il simbolo di una stagione della musica italiana che ha vissuto tra i due estremi. Siamo nella prima metà degli anni ottanta. Si fanno largo le prime rock band italiane e la discussione è tutta concentrata sulla necessità di creare uno stile italiano che, mantenendo la timbrica e la tradizione rock'n'roll, usi però nei testi la lingua di Dante. Di fronte a questa vera e propria crociata d'opinione, ci sono musicisti che non cambiano assolutamente rotta. Uno di questi è Roberto Falsetti, fondatore e anima degli Underground Arrows che, al contrario di molti contemporanei, accentua ancora di più il concetto di dipendenza dallo stile e dagli schemi della new wave inglese prima e del punk in un momento successivo. Il retroscena c'è: gli Underground Arrows nascono e (moriranno poi) come una mod-band senza compromessi e in questo caso l'abito ha fatto il monaco. Ispirandosi alla iconoclastia mod, segnata soprattutto da Quadrophenia, Falsetti e co. portano in giro per l'Italia (ma soprattutto per l'Europa dei circuiti underground) un immagine indelebile e a tratti granitica del gruppo in uniforme. Non manca, quindi il Parka, le Doctor Martens e la Fred Perry, ma senza esagerare. E la musica. Un concentrato di pop, beat e punk che produce (soprattutto agli inizi) degli ottimi risultati. Gli Underground Arrows della prima epoca (1984-1987) sfornano due quarantacinque giri di tutto rispetto: "Generational Desease" (autoprodotto) nel 1984 e "Beat of Life" che viene stampato in Inghilterra dalla Mantra Records nel 1985. E' il periodo in cui il gruppo suona spesso all'estero raccogliendo consensi in Austria, in Germania e nella patria del movimento mod: la Gran Bretagna. Buone le recensioni anche in Italia, anche se gli Underground Arrows sembrano pagare questa rigidità di stile e di lingua. Altro motivo di destabilizzazione del gruppo è legato ai frequenti cambi nella line-up. Nel 1987 esce Stefano Bellezza (chitarrista e compositore insieme a Falsetti) ed entrano Alessandro Rolfo e Pierre Naggar. Esce nel 1987 il terzo 45 giri: No Chance To Escape, sempre per la Mantra. Il suono degli Underground Arrows si evolve ed entrano in scena i suoni elettrici delle tastiere e della batteria elettronica. Il prodotto è interessante e si adatta molto bene ad un periodo musicale di transizione. Ormai il timbro "Underground Arrows" è ben presente nel circuito dei mods di tutta Europa. Continuano le esibizioni all'estero e si raccoglie il materiale per il primo LP, Alive Today, che fotografa nel migliore dei modi la fine del periodo power pop del gruppo. Alive Today è il colpo di coda degli Underground Arrows prima maniera. La giusta conclusione di sette anni di musica vissuti, in maniera molto attiva, nei circuiti paralleli della musica alternativa. Da questo momento la band lavora a corrente alternata ed è sempre meno presente dal vivo. A segnare, forse, la fine della storia del gruppo romano un CD che raccoglie tutta la produzione in studio degli Underground Arrows, The In Crowd. Un giusto tributo alla decennale attività di un gruppo un po’ narciso, sicuramente coraggioso e che si è temporaneamente volatilizzato. A proposito, chi gli ha visti?
Articolo del
12/02/2002 -
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