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Zeronic
People and Sound (demo)
2004
Autoprodotto
di
Renzo Stefanel
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Non c’è solo il downtempo di Kruder & Dorfmeister a Vienna. Qualcuno, nella città cantata dagli Ultravox, mostra di ricordarsi del ruolo di vice-Berlino che la new wave più decadente le assegnò. Ecco dunque questo demo degli Zeronic, due album all’attivo e uno in cantiere con l’ausilio di Gareth Jones, già all’opera con Depeche Mode, Interpol, Nick Cave ed Erasure. Con tutte le loro coordinate in regola, i quattro austriaci evidenziano un grande amore per l’energia new wave, da cui discendono ritmi e impeti chitarristici, e per il cantato enfatico e teatrale del primo David Bowie, quello glam che va da “The rise and fall of Ziggy Stardust and the Spiders from Mars”, passa per “Aladdin Sane” e arriva fino a “Diamond dogs”. In “The wardrobe” spuntano frenesie chitarristiche che rimandano ai Talkin’ Heads di “Psicho killer”, mentre la ballatona finale “Room service” fa trasparire tutto l’amore del quartetto per quel gran gruppo che furono i Pulp di mister Jarvis Cocker. In certi falsetti compare anche l’ombra degli U2 berlinesi di “One”. Nella iniziale “Images of girls” si sentono il tiro e l’impostazione che han fatto la fortuna di The Killers: cassa decisa, basso tormentoso e voce tra il declamante e il dolente, direi brechtiana nell’esplicitazione di una angst che non è più solo adolescenziale ma appartiene con decisione allo Zeitgeist dell’epoca. Se il quadro offerto dagli Zeronic non mostra ancora un affrancamento dalle influenze di base, brilla però per autentica passione e capacità di tradurre in termini reali e credibili l’inverno del nostro scontento. Una dote che non è di tutti: perduta dai Placebo, per citare a esempio una band affermata che si muove su territori affini, che ormai hanno fatto un genere di se stessi. Gli Zeronic potrebbero essere un’interessante alternativa. Gustiamoceli prima che si guastino anch’essi. D’altronde, a Vienna, decadenza e alta pasticceria vano a braccetto.
Articolo del
21/04/2005 -
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