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All’interno del panorama musicale italiano indipendente ed autoprodotto, vi segnaliamo un “progetto” singolare, coraggiosamente intrapreso da due ragazzi torinesi che si sono appiccicati addosso il nome di Snowboy, con riferimento dichiaratamente consapevole alle ambientazioni ed all’iconografia virtuale dei videogiochi, cui, pare, sia ispirata gran parte della loro musica, in larga misura generata al computer e tuttavia mai stancante né tantomeno banale, nonostante l’uso massiccio, quasi ossessivo dell’elettronica. Trattasi di un progetto, assicura Gian Carlo Petracco, alias Snowboy, cui convergono diversi stili musicali, spregiudicatamente mixati fra loro, in un “calderone” dove il ritmo e la dinamica dei loop riescono a far convivere piacevolmente dance e jungle, hard rock ed heavy metal, hip hop e reggae. Finora hanno prodotto una serie di demo musicali, di brani per lo più trasmessi a diffusione locale via etere o disponibili, sottoforma di mp3, in rete. L’impressione che si riceve ad un primo ascolto, dunque, e che viene successivamente confermata da una più attenta rilettura, è quella di una frenetica corsa all’interno di un mondo tridimensionale o di un’ipotetica città virtuale, dove il campionamento diventa ritmo, la voce provocazione - a volte irridente, a volte demenziale - e gli strumenti veicoli per scandire gli eventi, le atmosfere surriscaldate ed ansiogene, che tuttavia, prese nel loro insieme rendono l’ascolto interessante, a tratti emozionante. La commistione di generi in salsa elettronica, dove il riferimento a gruppi musicali già esistenti (Chemical Brothes, Prodigy, Fat Boy Slim, Moby e per certi versi Rage Against The Machine), per quanto inevitabile, non scade mai nel plagio o nella mediocrità, ci regala momenti di originalità espressiva ed alcuni brevi assoli sapientemente inseriti qua e là fra le righe. Forse la durata dei brani (ma lo ripeto, si tratta pur sempre di versioni demo, distribuite per scopi non commerciali) andrebbe limitata in alcuni casi, al fine di rendere l’impatto complessivo della musica più scorrevole, più fruibile e soprattutto assimilabile dopo pochi ascolti, cosa che ne faciliterebbe la diffusione anche fra un pubblico non necessariamente di “addetti ai lavori”.
Articolo del
05/07/2002 -
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