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D.: «Pierluca Buonfrate: vita e opere ». R.: «Pierluca Buonfrate viene "fondato" nel 1965 a Roma. Come tanti ragazzi, sono rimasto fulminato dalla musica e ho imbracciato una chitarra a 14 anni, cominciando a suonare con gli amici in vari gruppi. A causa di (o grazie a) un cattivo maestro, ho abbandonato presto lo strumento e mi sono dedicato al canto, cominciando da subito a studiare e a cantare nei vari locali dell'epoca, unica vera palestra per imparare veramente a cantare e a suonare. Dopo alcuni anni ho capito che la musica era ciò che volevo fare nella vita e ho cominciato a insegnare nella scuola dove avevo studiato.»
D.: «Poi cosa è successo?» R.: «In quel periodo, pur cantando di tutto – come è utile fare per avere un'idea più ampia possibile della musica e per poter sperimentare le proprie capacità – cominciai ad approfondire il canto jazz. Da allora in poi ho cantato con moltissimi gruppi, ho lavorato come turnista, e in seguito ho lavorato come cantante-doppiatore in vari film, come corista alla Rai, ho partecipato alla incisione di vari dischi. Attualmente canto nella band di Renzo Arbore, gli «Swing maniacs», con cui sono in tour per promuovere l'ultimo disco, "Renzo Swing", al quale ho partecipato.
D.: «Dopo quanto tempo di studio un – aspirante – musicista capisce e "sente" di voler fare della musica la propria vita» R. «Il primo segnale viene dalla risposta esterna, e cioè sia dalla reazione del pubblico che ti ascolta nei concerti, sia dalla proposta di lavori via via più qualificanti. Allora senti che stai progredendo e che è giusto andare avanti.»
D.: «E cosa spinge poi a insegnare la musica agli altri?» R.: «Credo, nel mio caso, che ciò sia stato dovuto al grande amore per lo studio che io ho avuto. Per me la fase di studio è stata assolutamente fondamentale, e non solo per ragioni di mero apprendimento della tecnica, per cui insegnare è stata una scelta quasi inevitabile».
D.: «Tornando alle tue esperienze, mi incuriosiva il tuo lavoro da doppiatore-cantante. In quali film hai lavorato di recente?» R.: «Ho lavorato alla colonna sonora del film "Voci", uscito quest'inverno, tratto dal romanzo di Dacia Maraini. Poi ho cantato nella colonna sonora di "Shrek", ed è stata un'esperienza molto divertente. Ho poi lavorato anche per il teatro, collaborando alla colonna sonora di un musical rock di produzione italiana, tratto dal "Machbet", intitolato "Lady M"».
D.: «Insomma, hai un'esperienza vasta e variegata». R.: «Io ho sempre tentato di ampliare più possibile la mia esperienza artistica, ed è ciò che consiglierei a chi si avvicina allo studio di uno strumento musicale, perché solo in tal modo un artista può poi veramente capire cosa vuole fare e quale sia lo stile più adatto alle proprie caratteristiche e al proprio gusto. Io, come ti ho detto, in principio ho cantato di tutto, per poi arrivare allo studio dei maestri del jazz (Duke Ellington, Charlie Parker), nel quale ho trovato le emozioni che cercavo.»
D.: «Quali sono i rapporti tra lo swing che stai suonando con Arbore, e la tradizione musicale italiana, tipicamente melodica?» R.: «Bisogna dire che la musica italiana negli anni 50 e negli anni 60 era molto vicina alla musica americana, e soprattutto allo swing. Basti pensare a Renato Carosone – che ho conosciuto personalmente e il cui repertorio canto nei club nei quali suono con uno dei gruppi con cui collaboro – o a Fred Buscaglione – i cui pezzi ho studiato e canto tutt'ora. Poi, in seguito, questo rapporto con la tradizione musicale americana si è perduto, fino ad arrivare alla musica melodica "classica", che, purtroppo, è ormai un marchio di fabbrica della musica italiana».
D.: «Quali progetti hai a breve scadenza?» R.: «Fino ai primi di settembre sarò in tournée con Arbore in giro per l'Italia, da Umbria jazz a Cortina alla Sicilia. Poi in seguito potrebbe esserci tournée una all'estero.»
D.: «Tu hai due figlie; che rapporto hanno con la musica?» R.: «Si, ho due figlie, di due e sei anni. Sicuramente non hanno un rapporto con la musica indotto da me. Non intendo pressarle con lo studio della musica ma preferisco che arrivino, se ci arriveranno, ad amare la musica per conto loro. Peraltro già ora sono le mie più grandi sostenitrici e mi aiutano anche a studiare i pezzi che devo imparare».
D.: «Concludiamo con un tuo saluto ai lettori di Extra Music Magazine» R.: «Ascoltate più musica possibile, in modo da diventare i migliori critici di voi stessi».
Articolo del
09/07/2002 -
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