|
Il progetto nasce nel 2001 da un’idea di Matteo Rambelli e di Lorenzo Vincenti, due chitarristi hard rock che - al momento dello scioglimento della loro band - decidono di mettersi in proprio e in seguito, di coinvolgere Alessandro Quaranta, “vocalist” di un discreto spessore. Il gruppo però comincia ad avere una connotazione più definita solo tre anni più tardi, quando alla “line-up” si aggiungono Michele Catellini al basso, Fabio Brognara alla batteria e un secondo cantante, Andrea Saadeh. I cinque cominciano a suonare assiduamente dal vivo nei vari clubs di Cesena e di Cervia e finalmente registrano al Duna Studio un nuovo demo, il terzo, da poco messo in circolazione.
Prima di tutto, cosa vuol dire esattamente il nome che avete scelto per la vostra band?
Moho è l'abbreviazione di Mohorovicic, un geologo dello scorso secolo che scoprì uno degli starti interni della Terra. Il nome "Half past Moho" indica quindi un viaggio verso il centro, metafora per significare un viaggio verso l'interno di ognuno. Cerchiamo di descrivere questo viaggio con pezzi sia potenti e di trasporto ma che contengano anche sfumature più evocative e armoniche.
Ascoltando il vostro e.p. si può intuire un orientamento "hardcore" ma su certi brani recuperate il gusto per armonie decisamente diverse. Il puro hardcore è forse ormai superato? E quale strada volete intraprendere?
Non crediamo che il puro hardcore sia superato, ne siamo grandi estimatori! Certo sopravanzano il metal-core e l'emo-core. Soprattutto quest'ultimo sembra essere più spendibile nel grande giro commerciale...chi ha la facoltà di decidere cosa far girare nelle tv e nelle radio più o meno alternative sembra al momento puntare più su queste due "nuove" correnti. Il risultato è che si sente ora molto emo-core in giro, ma è solo un fatto pubblicitario...secondo noi l'hardcore tradizionale ha ancora un giro bello florido ma decisamente più sotterraneo. Per quel che riguarda noi...ci sentiamo di dire che cercare di inquadrare a tavolino i nostri pezzi sia una pratica poco fruttuosa...sarebbe un po’ come costringerci a suonare in un unico modo...cerchiamo invece di mantenere il nostro carattere fondamentale, ma poi ogni pezzo suona a se. Che cosa ascoltavate quando avete cominciato a suonare?
Abbiamo iniziato a suonare in momenti diversi l’uno dall’altro, ed avendo anche età diverse i generi ascoltati sono molti. Diciamo che come quasi tutti abbiamo iniziato dai “classici”… Nirvana, Metallica, Iron Maiden, Pearl Jam, Machine Head, Sepultura, Slayer, Pantera…solo per citarne alcuni, la lista sarebbe molto più lunga!
Quali sono state le spinte per mettere su una band?
Voglia di esprimersi e immedesimarsi nella passione che ognuno ha per la musica. In più quando subentra la soddisfazione per il lavoro fatto, le spinte si alimentano di giorno in giorno con sempre più vigore. In Emilia Romagna esiste un circuito adatto ad accogliere le nuove proposte in ambito hard rock, heavy metal e hardcore. E' vero?
E’ vero ma solo fino ad un certo punto... Ci sono tanti locali e contesti per gruppi emergenti, intesi però come “appena nati”. Nel senso che quando si alza un po’ più il tiro, quando un gruppo ha raggiunto la possibilità di entrare in un circuito più importante, forse l'Emilia Romagna non ha poi così tanto da offrire. Qualcosa sta fortunatamente cambiando e comunque gente di buona volontà ce n’è! Gli standard però sono ancora lontani da Milano, Torino e Roma.
Quale ritenete che sia il vostro apporto specifico?
Non abbiamo una posizione tale da avere un apporto alla musica in qualche modo stimabile in importanza, per ora ci accontentiamo di avere soddisfazioni personali ed entusiasmare quanta più gente possibile.
Quali difficoltà si presentano ad una band giovane che vuole emergere?
Capire su cosa puntare...capire come muoversi nel circuito dedicato alle band emergenti...sapere che ci sono posizioni più o meno favorite...a volte non del tutto meritocratiche. Avere affiatamento che è la base del sound, da lì parte poi tutto...ed è una cosa difficilissima perché va rinnovata quotidianamente.
Quali dischi ritenete importanti per la vostra formazione?
Beh quelli relativi ai gruppi citati prima...anche se pensiamo che lo sviluppo di una "formazione musicale” sia ben più complessa che un insieme di dischi a noi più o meno cari. Comunque quei gruppi ci hanno lasciato la dedizione alle armonie più melodiche ed espressive...e ci hanno affascinato per potenza e durezza...cose a noi molto importanti.
A che cosa vi ispirate nello scrivere i testi delle vostre composizioni?
Momenti di riflessione, vita quotidiana, dire cose che nella realtà a volte non vengono dette ma che vengono pensate, soprattutto a proposito di sentimenti più coinvolgenti...come il disagio e l'affetto. Dire che le cose non sono semplici ma che ci sono risorse per affrontare, se non ogni situazione, almeno ogni pensiero.
Articolo del
17/03/2006 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|