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Niente male questo giovane trio lombardo! Quantomeno riesce a intercettare l’attenzione con un sound compatto, una ritmica vivace e ben calibrata, arrangiamenti fluidi e risoluti. Non debordano mai nel desueto, ma nemmeno si sbilanciano lungo sentieri incerti o peggio ancora pretenziosi. Il loro rock sembra avere, anzi, i piedi ben piantati per terra, il che significa al giorno d’oggi, saper cavalcare l’onda delle mode che vanno e vengono, saper prendere un po’ di tutto senza necessariamente imporre nuovi linguaggi, miscelare con scaltrezza le più disparate esperienze riuscendo ad essere, se non proprio originali, fruibili quanto basta. Bene, a mio avviso i File hanno tutte le carte in regola per emergere e farsi notare. A parte la musica che trae origine sicuramente dal “grunge” e forse un po’ più lontanamente dal “punk”, a parte le influenze, riscontrabili qua e là, di gruppi come i Nirvana (naturalmente!), i Bad Religion, i Pixies e trasversalmente i Ramones (cui è dedicata la cover di “I believe in miracles”, che dà il titolo all’EP), cioè che bisogna più di ogni altra cosa segnalare è il significativo curriculum che il gruppo ha saputo capitalizzare nel giro di pochi anni, partecipando a concerti e manifestazioni di vario genere (sono intervenuti alla rassegna “Emergenza Rock” ed hanno vinto l’edizione 2000 di “Scorribande”) e soprattutto il sostegno da parte produttori di primissimo piano quali Andrea Mei (Gang), Paolo Mauri (Afterhours, La Crus, Ritmo Tribale) e Daniele Denti (chitarrista di Gianna Nannini). L’interessamento della major Silverstone/Zomba non giunge dunque per caso: i File siglano un accordo dagli esiti incoraggianti, che li porta in giro per l’Europa. Assisteremo alla nascita di un gruppo di rilevanza internazionale? E’ presto per dirlo! Per ora essi ci propongono “Credo nei miracoli”, un gradevole EP di soli 5 brani che anticipa il CD - ancora in gestazione – previsto per la fine di novembre. Esprimere nuovi contenuti è diventato difficile per tutti. Le grandi rivoluzioni musicali sono quasi tutte avvenute e la moda delle “covers” è sintomo di questa difficoltà. I gruppi di oggi, per farsi apprezzare, dovrebbero saper gestire il grosso bagaglio culturale accumulatosi nel corso dei decenni, perfezionandolo e portandolo a compimento. Tanto più riusciranno a perfezionarlo, tanto più saranno capaci di imporre un proprio stile personale, un proprio “marchio”. In attesa che arrivi, s’intende, la prossima ondata… punk, metal o grunge che sia. I File sembrano muoversi proprio in questa direzione “intelligente” e non velleitaria: hanno idee chiare, credono nei miracoli e si circondano di ottimi sponsor. Il progetto non fa una grinza: è forse questo l’unico difetto. Il vero successo non è determinato soltanto da una brillante operazione di marketing, bisogna anche mettervi qualcosa di proprio: il cuore innanzitutto!
Articolo del
30/10/2002 -
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