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Fiub
Ciubirismeicheuan
2006
Jestrai/Venus
di
Emanuele Tamagnini
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Confessiamo da tempo immemore di avere un debole per le band che suonano in questo modo. Che deflagrano. Implodono e poi esplodono. Che corrono idealmente su una Mustang del '78 lasciando solchi severi sul tappeto di un deserto. Gabriele Ferreri (v, ch) e Pierangelo Mecca (bt) sono però di Bergamo. Quando si accende la spia dell'ampli e la chitarra viene penetrata dal jack ha inizio il loro personale orgasmo sonoro. Che prende il tempo esordendo con un blues infettato, ibridato e tremendamente affascinante, come solo il bel Jon Spencer e gli abitanti della galassia Fat Possum hanno saputo interpretare negli ultimi due lustri. Ma è solo l'inizio. Il duo accende gli abbaglianti ed il rombo entra a far parte del sistema cardiocircolatorio. Un condotto venoso che pulsa sangue stoner partendo dai Kyuss bruciati dal sole di "Green Machine", passando per i dimenticati (o sottovalutati) Unida fino al geniale estetismo cazzuto dei QOTSA e ai king of the road Fu Manchu. Poco più di quaranta minuti per esporre il manifesto programmatico tra le vie bergamasche e gridare ai convenuti che il new blues dei Fiub è spesso e cazzuto come pochi altri se ne sentono in circolazione. Lodevole di circoletto rosso anche la track di chiusura - "Clocks" - che sembra uscita dalla cantina di casa Deal (Breeders of course!). Così si suona il dannato rock'n'roll! Infarcito di watt e umiltà. In fondo la California non è poi così lontana.
(pubblicato per gentile concessione di Nerds Attack!)
Articolo del
09/05/2006 -
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