|
Come è nato il progetto Casa del Vento e quali sono le influenze maggiori su cui si basa la vostra musica? La Casa del Vento si è formata tanti anni fa, nel 1991 inizialmente come gruppo di folk irlandese. Considera che facevano parte di quella formazione persone che venivano dalle più varie esperienze musicali, ma che avevano come denominatore comune quello dell'amore verso la musica acustica, di terra, dei popoli, cioè folk. L'incontro con le melodie e le atmosfere irish fu folgorante. Cominciò un cammino fatto di energia, di palchi "sudati", una vera palestra "live", giocata in tante circostanze. Era così strano ai tempi sentire tali sonorità che pensa, dopo sei mesi appena ci selezionarono per suonare ad Arezzo Wave come gruppo emergente.....un po’ strano per un gruppo che allora non faceva altro che tradizionali, per giunta talvolta piuttosto antichi! Lentamente, però la dimensione tradizionale, ha cominciato a starci stretta, perché creativamente ed espressivamente non completa, e abbiamo così cominciato a scrivere, sulla scia dei gruppi irlandesi, inglesi, ma anche americani, quali "Pogues", "Waterboys", "Joni Mitchell", "Bob Dylan", "Christy Moore", "Rem", "Fairground Attraction", "Fairport Convention", "Neil Young", "Pentangle"...agli inizi, poi più recentemente gente come "Tom Wais", "Ani Di Franco","Nick Cave", "Goran Bregovic", e ti sembrerà strano, "Peter Gabriel", "Morcheeba".....potrei continuare, ma credo che tutti i musicisti, pur esprimendosi solo con certi linguaggi, poi siano influenzati da tantissimi artisti, soprattutto nella composizione, poi magari nella riproposizione ognuno sviluppa un proprio taglio in base alle proprie caratteristiche e agli strumenti musicali che adotta. L'energia delle nostre musiche poi si armonizza con testi forti o poetici, che trovano radici, in parte nell'esperienza cantautorale, quella vecchia però. Comunque è musica che parla della gente e delle sue storie.
Come è nata la collaborazione con Cisco dei Modena City Ramblers e cosa avete imparato da essa?
Era il 95 credo, ci siamo conosciuti a Parma, al mitico "Onirica" durante un nostro concerto. Lui e Giovanni Rubbiani, vennero a sentirci e nacque subito una bella amicizia, condividendo gusti musicali, scelte politiche e sociali. Un’amicizia mai interessata, molto solida, perché abbiamo subito capito l'integrità reciproca dei nostri percorsi. In una pausa con i Ramblers, Cisco ed io ci siamo parlati, decidendo di fare un disco assieme, lui e la Casa del Vento, e credimi, forse ora non sarei qui a scrivere di musica. Perché la cosa che abbiamo imparato è che talvolta, in questo cazzo di paese, musicalmente parlando, non si è considerati, anche se la tua musica è forte e in onestà pensi sia una proposta credibile, puoi bussare le porte che vuoi...è difficile che ti aprano. Solo Cisco e poi la Mescal, hanno creduto che quelle prime canzoni fossero stra-degne di essere pubblicate. Brani come "Carne da cannone", "Inishmore", "Novecento", erano li da tempo, nessuno ci considerava più di tanto, ora sono alcune delle canzoni manifesto del gruppo. Abbiamo imparato anche a regolarci da un punto di vista di produzione artistica, tutto è più chiaro, sappiamo dove andare. Conosciamo anche decisamente meglio i contesti delle etichette, con le loro dinamiche, le loro logiche e le loro strutture. Adesso ci muoviamo più a nostro agio in questo ambiente, anche se siamo un gruppo che bada più alla sostanza che non alla forma o all'eccentricità, forse perché crediamo nella forza del nostro percorso.
Nella vostra musica si trova più Irlanda o più Toscana?
Nella musica della Casa del Vento, adesso c'è solo un po’ di Irlanda, la Toscana è rappresentata soltanto da certe storie passate e presenti che ispirano le nostre liriche. La nostra è una regione, e più in particolare una città, Arezzo, che non è un paradiso, come si crede. E' anche il luogo dove chi è più ricco si è dimenticato la propria provenienza, la terra di chi ha rinnegato le proprie origine e che ha creato un vuoto enorme con il passato. Così, molti non riescono a relazionarsi affatto con chi sta peggio, non vogliono condividere o collettivizzare niente, perché hanno perso di vista le proprie radici. E' per questo che scriviamo di stragi nazi-fasciste, di massoni (è la città di Licio Gelli), di arricchiti fascistelli e fascistoni (ora c'è la destra al governo della città). Vige la regola dell'effimero, dell'arricchito ignorante, i giornali locali e le tv locali sono colpevolmente adagiate su posizioni berlusconiane.
Con La canzone di Carlo (dedicata a Carlo Giuliani), non avete paura che qualcuno possa accusarvi di strumentalizzare ciò che accaduto?
Assolutamente si. Abbiamo infatti pensato molto a questa possibilità, ma dopo la morte di Carlo abbiamo anche sentito forte il dovere di prendere una posizione. Allora, anche in relazione al progetto "Genova chiama", tramite Vittorio Agnoletto, scrivemmo alla mamma di Carlo, Haidi Gaggio, presentandoci e chiedendole quali sentimenti e sensazioni le avessero, a lei e tutta la sua famiglia, provocato una canzone del genere. La loro grandissima dignità, mischiata al loro impegno civile, ci hanno convinto ad andare avanti, constatando la loro grande forza nel rimarcare un secco "no" all'oblio ed alle distorsioni mediatiche su questa vicenda. L'incontro con Haidi, il 20 luglio scorso, in Piazza Alimonda, il suo sorriso di piccola grande donna ci ha insegnato tantissimo. Indossava la canottiera del figlio, teneva infilato nel braccio un rotolo di scotch, così come Carlo, quel giorno. Quel suo "invito" incredibile alla "collettivizzazione" di un fatto come questo, ci ha tolto tutti i dubbi. "La canzone di Carlo" è uno dei momenti artistici più alti della Casa del Vento, l'abbraccio che il nostro pubblico "compone" in silenzio durante i nostri concerti, dal concerto "GENOVA CHIAMA" del 20 luglio 2002 ad oggi, lo sta dimostrando.
Discografia: "SENZA BANDIERA" (2000) Autoprodotto "‘900" come Cisco e la Casa del vento (2001) Mescal/Universal "PANE E ROSE" (2002) Mescal/Sony
Sito: www.casablancabazar.it
Articolo del
15/12/2002 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|