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Miriam In Siberia
Miriam In Siberia E.P.
2006
Autoprodotto
di
Stefano De Stefano
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Spesso in certe città si formano delle vere e proprie scene musicali, con gruppi che si conoscono, si frequentano, condividono le stessa idea di musica. Un esempio lontano, la scena di Canterbury. Uno recentissimo, eppure, nella grandiosa sproporzione del paragone, così vero, la scena di Aversa. Qui ci sono band che sono devote al post rock, ai Mogwai, all’indie più minimale, alla leggera elettronica: Anewdamage, Iristea, Il cielo di Bagdad e Miriam In Siberia. Il disco recensito è dell’ultima band citata: un Ep auto prodotto che sembra staccare di un bel po’ i Miriam In Siberia dal resto della scena. Qui non c’è solo post rock, non ci sono solo i Verdena o gli Afterhours, qui c’è grande melodia, dolce, romantica, malinconica e talvolta rabbiosa e sognatrice. I riferimenti sembrano assorbiti in uno stile che sembra già abbastanza definito e solido, molto mainstream ma con una certa diffidenza verso gli affollati lidi della musica nostrana. Cinque canzoni che accarezzano per poi esplodere con moderazione in ritornelli costruiti con accordi di settima maggiore, evidenziando una certa raffinatezza nelle soluzioni armoniche e di arrangiamento. “Dicembre” è il pezzo che senza dubbio svetta su tutti gli altri, comunque di pregevolissima fattura; le decadenti aperture di “Svetlana” fanno da eco alla sporca dolcezza di “Melanie K”. Nel bel mezzo dell’Ep c’è un momento in cui certi riferimenti e certe ispirazioni si fanno più marcati (“Eme File”), ma subito dopo con “Non Saremmo Andati Lontano” si arriva al secondo pezzo forte dei Mis: accelerazioni e poi momenti in cui tutto rallenta mentre un piano ricama dietro alle chitarre elettriche. I Miriam In Siberia mostrano di saper scrivere dell’ottimo pop rock italiano, con alcuni assi nella manica rintracciabili nella personalità e nella capacità di trascrivere in musica diversi stati emozionali. Sarà forse l’aria di Aversa ad essere buona.
Articolo del
09/01/2007 -
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