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Fibra
Fibra
2006
di
Andrea Bagnasco
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Lo ammetto. Per un attimo ho temuto. Aprendo distrattamente la busta con i cd da recensire, ho visto in copertina la scritta “Fibra”. E, lo ammetto, ho temuto di essere di fronte ad una nuova fatica del rapper che ha trionfato nel 2006 con “Tradimento”. Ma per fortuna si è trattato solo di un caso di (parziale) omonimia. Fibra, oltre che diminutivo di Fabri Fibra, è infatti anche il nome di un quartetto siciliano. Che fa rock. E che non va fiero dell’accostamento: in una delle pagine del sito dei Fibra campeggia la frase “questo NON è un forum dedicato a fabri fibra”. Ma quando hanno scelto il loro nome, nel 2002, pensavano di essere i soli. Ma comunque parliamo di musica. I Fibra hanno da poco presentato un demo che porta il loro nome. Sei tracce, quattro in italiano e due in inglese. Fili conduttori di tutti i pezzi sono sicuramente la grande energia e la fondamentale importanza della chitarra che, con l’eccezione di alcune intro arpeggiate, è sempre sempre sempre distorta. Numerosissimi sono i soli, molti anche tecnicamente non per tutti. E anche laddove non c’è spazio per i virtuosismi, è comunque sempre la chitarra a scandire i tempi (sempre molto vari e ricchi di stacchi e variazioni) e a guidare i motivi, accompagnata da una sessione ritmica molto precisa ma che quasi mai si erge a protagonista assoluta. Anche la voce di Giuseppe Minutolo (che nelle primissime battute di “Cosa nostra” ricorda e non poco quella di Pau dei Negrita, mentre in inglese sembra un po’ quella di Brandon Boyd degli Incubus) tende sempre a non sovrastare eccessivamente i suoni, ma piuttosto a fondersi con essi. I presupposti quindi sono buoni. Quello che rimane da capire, per il quartetto siciliano, è innanzitutto la lingua in cui vogliono esprimersi. Sia per la coerenza testuale, sia per una maggiore fruibilità di un eventuale album “intero”, credo che sarebbe meglio presentare tutte tracce nella stessa lingua (e possibilmente in italiano), lasciando magari soltanto le già realizzate “I wish” e “I can’t help me”. Mentre sarebbe decisamente più confusionario un album con sei pezzi in una lingua e sei in un’altra. Per il resto l’energia c’è. La tecnica dei musicisti anche. Vedremo le idee che saranno in grado di proporre.
Articolo del
27/04/2007 -
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