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Ad un primo ascolto “Let’s Start From The Beginning” sorprende per potenzialità di suono e una inusitata ferocia nell’approccio. Poi però ci si accorge della presenza di una forte dimensione epica e di una intensità tale di alcune vostre composizioni che ci portano oltre ad una dimensione puramente metallica. Quale è la vera anima della band?
Ci fa piacere vedere un tale riscontro nella nostra musica e condivido che in alcune canzoni come Unbreakable la componente epica sia molto presente; ma allo stesso tempo ci piace anche l’aggressione sonora pura e semplice, questo per un nostro retaggio puramente hardcore direi. Insomma l’anima della band è duplice ed il nostro suono è sempre “sporcato” da varie contaminazioni.
Sapete bene che la vostra musica non è facilmente digeribile, non è destinata alle radio, non a caso avete composto un brano intitolato “This Song Is Not In A Playlist” e che comunica un misto di insoddisfazione, disillusione e rabbia. Quei sentimenti sono anche i vostri? Come costruite i vostri singoli brani?
Certo che sono sentimenti nostri! E come potrebbe non essere cosi in un paese dove la classifica degli album più ascoltati non prescinde dal solito circuito “sanremese”? I nostri brani vengono composti proprio per dare voce alle cose che non vanno, l’approccio a volte è più diretto altre è più metaforico ma cerchiamo sempre e comunque di seguire il nostro cervello e non farci condizionare da quello che mandano in onda le radio o le music TV.
Per il metal tradizionale l’unico modo per sopravvivere è rinnovarsi, guardarsi intorno, aprirsi a varie forme di musica, mantenendo purezza e solidità nell’approccio, ed è la strada che avete scelto anche voi. A chi guardate come vostri compagni di strada?
Guardiamo ai grandi gruppi che hanno fatto scuola in questo genere con un occhio di riguardo particolare a chi non si è asservito al music business, potrei citarti One Minute Silence, Public Enemy, Pantera (non a caso un loro album si intitolava "The Great Southern Trendkill") e Sepultura.
Come siete cresciuti musicalmente?
Da quando il gruppo è stato fondato, oramai nel lontano 2001, abbiamo sempre continuato la nostra ricerca a migliorarci tecnicamente, nella concezione di canzone e nel nostro suono. I Keenants sono, e lo dico a costo di rientrare nelle frasi fatte, un cantiere in continua evoluzione. La verità è proprio questa, l’approccio nu metal e crossover che sentite nel nostro disco è gia mutato in favore di un appesantimento delle chitarre e della voce, sempre più aggressiva per dare sfogo alle nostre radici solidamente metal e hardcore. La melodia resta ancora un elemento importante nella nostra musica, comunque.
Siete in circolazione da diverso tempo, come mai solo adesso il primo album?
Un po’ per via delle lungaggini che accompagnano la fase di pubblicazione di un disco, costellata sempre da ritardi ed imprevisti, ma soprattutto perché per noi un disco d’esordio ha senso solo quando il suo contenuto ha davvero qualcosa in più da dire nello sconfinato mercato del metal. Noi abbiamo raggiunto questa certezza solo dopo tanto lavoro in studio. Siamo contenti di avere aspettato quanto era necessario. Il risultato ottenuto ci soddisfa ed è grazie ad esso che siamo riusciti ad affiliarci alla Kick Promotions. Hanno dato fiducia al nostro progetto e stanno svolgendo un ottimo lavoro di promozione del disco.
Da dove traete l’ispirazione per composizioni drammatiche ed intense come “Waiting For God”, “Unbreakable” e “Nazarene”?
Personalmente mi trovo molto a mio agio a scrivere melodie di voce e testi carichi di pathos, ho un approccio un po’ romantico e stoico con la vita e a quanto pare questo si riflette sulla musica del gruppo. Le tre canzoni che hai citato sono accomunate dal riferirsi ai sacrifici vani che abbiamo l’impressione di compiere in certi momenti della vita e alla frustrazione che ne deriva. Musicalmente alternate un approccio tipicamente “crossover” a soluzioni più vicine al “metal”, e questi passaggi continui conferiscono dinamicità alla vostra musica E’ una soluzione che è nata durante i vostri “live”, l’avete sperimentata in tutti questi anni, insomma come ci si siete arrivati?
Tutto deriva dalle nostre influenze di base. Il nostro background musicale si è formato ascoltando i grandi gruppi metal degli anni ’80 e '90 ma siamo stati coinvolti molto dalla successiva ondata nu metal.
Un pezzo come “Descent” è brutale, è ricco di richiami “hardcore”, ma anche lì trovate il modo di inserire linee melodiche che ammorbidiscono (per così dire) il brano. Può sembrare una soluzione rischiosa per i fan più oltranzisti, ma è anche di certo originale, complimenti!
Grazie mille, "Descent" è un brano controverso e capisco che a molti puristi del metallo non possa piacere il totale e repentino cambio di atmosfera che si ha dalla strofa quasi onirica ad un crescendo ed un refrain brutali. Però è un brano molto realistico: nella vita gli scatti di ira più violenti si manifestano sempre in situazioni di “calma apparente”.
I piedi di un cadavere posizionato su un letto di obitorio, in primo piano come immagine di copertina, è una metafora forte, le cose del mondo vanno tutte storte, lo abbiamo capito, ma in realtà a cosa vi volevate richiamare?
La copertina è strettamente connessa al titolo dell’album, vuole raccontare una storia partendo da un’immagine. La morte va vista soprattutto come l’inizio di un lungo viaggio e questo vale sia per chi se ne va che per chi resta, da qui il titolo “Let’s Start From The Beginning”.
Articolo del
24/09/2007 -
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