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Inizio da dove forse non dovrei iniziare. E cioè dalle cover. Fra le 16 tracce di “Rebel Devil”, secondo album dei Le Magreen - formazione altoatesina, costituita nel 1989, composta da chitarra, basso e batteria - ci sono infatti due cover di brani storici, “Riders On The Storm” dei Doors e “Ticket To Ride” dei beatles. Solo vedendo questi due titoli nella tracklist, immediatamente viene un dubbio. E’ possibile rendere giustizia alle atmosfere dei Doors senza avere un organo hammond e la voce di Jim Morrison e alla magia dei Beatles senza avere le 4 voci dei Beatles e, semplicemente, senza essere i Beatles? Probabilmente la risposta è no. Ma i Le Magreen evidentemente lo sapevano. E così non hanno tentato di riprodurre fedelmente questi due brani immortali, scelta che avrebbe creato i presupposti per un confronto inevitabilmente perso. I tre, invece, hanno profondamente reinterpretato, rileggendoli in una chiave più distorta e pesante, i due pezzi, riuscendo però allo stesso tempo a non far svanire la bellezza e la magia delle versioni originali. Questa qualità del gruppo, ovvero quella di riuscire ad abbinare richiami degli anni ’70 a pesanti distorsioni, la si ritrova in quasi tutte le altre tracce dell’album. Il sound piuttosto duro, dovuto soprattutto alla grande distorsione che quasi sempre accompagna i riff ed i soli della chitarra di Alberto Filippin, non pregiudica quasi mai l’orecchiabilità delle melodie, creando un mix assolutamente accattivante e di buona presa già dai primissimi ascolti. Senza dimenticare che il sound, oltre che all’astuzia di certe melodie ed alle citazioni ed agli echi di classici dei padri del rock, è anche figlio dell’ottima qualità tecnica dei musicisti. Per rendersi conto della qualità tecnica del gruppo è sufficiente ascoltare la traccia d’apertura, “Are You Real??”, con numerosi stacchi affidati alla batteria e soprattutto moltissimi momenti in cui la chitarra diventa assoluta protagonista. Ma del resto quasi tutte le canzoni hanno le stesse (positive) caratteristiche e possono così toccare le corde di diversi generi di appassionati, dagli amanti del rock classico fino ai più vicini al metal. Ma il fatto che quasi tutte le canzoni abbiano le stesse caratteristiche rappresenta sì un indice di generale buona qualità, ma allo stesso tempo rappresenta anche un limite della band: pur nella varietà dei soli e nella mutevolezza degli stacchi, le melodie e gli schemi di fondo rimangono infatti un po’ troppo ancorati alle stesse idee. Come dimostrano, ad esempio, le - singolarmente considerate niente male - “Rebel Devil”, “Crying”, “Love” e “One By One”.
Articolo del
09/10/2007 -
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