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Più o meno è successo cinque o sei anni fa. Insieme a Francesco e ad un paio di altri amici, proviamo a scrivere e realizzare un cortometraggio. L’idea di partenza è ambiziosa. Leggiamo il primo canto dell’Inferno per trasportarne, in qualche modo da definire, alcuni temi ai giorni nostri. Dopo diverse serate, più o meno creative, il risultato finale, ovviamente, non c’entra nulla. E finiamo a parlare, per dieci minuti scarsi, di una storia d’amore finita, del ricordo, di rimpianti, di speranze. Insomma, obiettivamente, niente di troppo geniale. Ora però, ascoltando “Rainy Days”, il sesto album dei piemontesi Airportman, una mezza idea. Se li avessi conosciuti in quel periodo (in cui in realtà erano ancora agli inizi), un paio di loro canzoni nel corto ci sarebbero state benissimo. Certo, non sarebbe diventato comunque geniale, ma forse sarebbe venuto un po’ meglio. Questo perché la musica degli Airportman, anche se certamente non trascinante nei ritmi, è, nella sua delicatezza, a tratti emotivamente molto coinvolgente e riesce comunque, quasi sempre, a creare un’atmosfera raccolta ed intensa. In “Rainy Days”, le undici tracce, tutte esclusivamente strumentali (ad eccezione di una voce in sottofondo, in stile annunciatrice di un aeroporto, che compare solo nel passaggio tra una canzone e l’altra per recitarne i “testi”), sono disegnate attraverso la commistione fra tastiere, rumori ed effetti elettronici (come nell’iniziale “Awakening”) e strumenti tradizionali come chitarre e pianoforte (ad esempio, in “No Care” e “Journey”). Il risultato è un lavoro curato e ben amalgamato. Quasi un pezzo unico. E, appunto, quasi un’ideale colonna sonora (per un film tendenzialmente abbastanza, se non molto, triste). Un lavoro in cui, comunque, non mancano anche momenti di qualità superiore e notevole come il bellissimo dialogo fra chitarre di “Belonging”. In conclusione, quindi, “Rainy Days” è un album certamente non immediato né adatto da ascoltare in macchina. Ma è un album assolutamente valido, originale e - se ben predisposti all’ascolto delle sue numerose sfaccettature più o meno nascoste - anche molto coinvolgente.
Articolo del
13/11/2007 -
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