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Ad libitum
Vortex
2007
EW Records
di
Elisabetta Lanzillotti
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Sounds like Bjork, Daft Punk, Radiohead e Goldfrapp, per autodescrizione. Purtroppo però il suono stracciato degli Ad Libitum non ricorda nessuno degli artisti appena citati. Cattiverie a parte, girando per i pub di Milano si possono sentire ragazzi ubriachi e/o “stoned” fare musica migliore. La canzone “Aria fresca” sa di stantio, come le melodie preregistrate delle pianole di quando eravamo bambini. C’è un tentativo verso la psichedelica che ricorda vagamente The Ring, o qualsiasi horror cheap sfornato dal fine millennio. E (enfatico) un cd non dovrebbe essere maneggiato troppo durante l’ascolto, ma sono così tante le variazioni di alti e bassi che per sentire una canzone tutta intera la fastidiosa necessità di tenere il dito sul volume è indispensabile. Ce n’è anche per tutti i gusti, afro mix, oriental mix, insomma, la parola mix all’ennesima potenza. L’idea è quella di miscelare culture, non cattiva come base teorica, battaglia persa in pratica. Una accozzaglia di stili e suoni che in rare occasioni riesce a costruire un senso, o perfino una melodia. Per non parlare poi del fatto che non c’è assolutamente nulla di moderno, se chiudo gli occhi sono negli anni dei figli dei fiori, e non mi sto nemmeno divertendo molto. Quoto: ‘Ad Libitum guarda il mondo di modo fractal (simmetria di scala) dove il micro e il macro sono relativi al punto dal quale essi vengono osservati, e dove in modo non lineare ogni parte del tutto può entrare in contatto con altra parte di se stesso.’ Per dire caos, ma dice tutto e niente, tendente al secondo.
Articolo del
18/02/2008 -
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