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Sono molto giovani, vengono da Roma, aprono regolarmente i concerti dei Vanilla Sky, ma con la pubblicazione di questo album dimostrano di essere già abbastanza maturi sul piano compositivo e sufficientemente caratterizzati su quello stilistico per poter bruciare le tappe. Dude, alias Andrea Poggioli, alla voce, Joshy, alias Riccardo Gioggi, alla chitarra elettrica, Katoo, alias Francesco Catitti, al sintetizzatore, Maya, alias Helio Di Nardo, al basso, Miguel, alias Luca Marini, alla batteria e Black Syrio, alias Franz, in arte The Electric Diorama, cantano in inglese e possono già contare su un vasto seguito di appassionati che affollano regolarmente i loro concerti tanto che non riescono a soddisfare tutte le diverse richieste di esibirsi dal vivo nei vari club in Italia. Il loro pop-rock di intrattenimento è di chiara influenza britannica, ma di altrettanto immediato impatto su chiunque si ponga all’ascolto. Non mancano i paralleli con i Panic At The Disco, così come però non si può negare loro una freschezza compositiva che li pone ben al di sopra di altre giovani pop band oggi in circolazione. La frenesia dell’approccio è tipica del punk, ma non ne possiedono l’aggressività. Molto bella infatti è una slow ballad come “Our Love Will Dry Out On Christmas”, eseguita al pianoforte, ma dotata poi di un crescendo melodico davvero struggente. Ci sono piaciute molto anche “There’s No Quiet In Here”, un pezzo tipicamente hard rock, con quelle chitarre “metalliche” che si rincorrono e con quella batteria pronta a scandire il tempo di una cavalcata tanto gioiosa quanto potente, e “A Lie To Believe In”, un brano che ci sembra in perfetta lunghezza d’onda con le aspettative intrise di rock melodico e frizzante del pubblico adolescenziale che li adora. Accenni di psichedelìa si mescolano a trovate funky per un album che nel suo insieme si rivela estremamente ben riuscito e godibile.
Articolo del
27/03/2008 -
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