|
Daniele Babini viva a Ravenna, ha studiato pianoforte e si è innamorato dell’elettronica. Bastano queste poche parole per introdurre l’autore di “Chip tree”, lavoro prodotto dalla Black Records, ma ne servono molte di più per descrivere l’album. Le sue undici tracce spaziano infatti da brani melodici, d’atmosfera, perfetti per un languido pomeriggio in città ( “Pause” o “A sweet reprise”) a pezzi molto più sperimentali, dai ritmi incalzanti ed ipnotici, capaci di trascinarti dentro un mondo parallelo, dove i suoni si toccano, si respirano, si vedono, si assaggiano ( Tekn’it” su tutti). La voce, assente in diversi brani, per una volta perde il suo ruolo primario nella struttura del pezzo e anzi si assoggetta agli altri elementi, diventando essa stessa strumento. Un sibilo campionato, di volta in volta suadente o gracchiante, nascosto o dominante. In brani come “Seed” o “Rat race” sembra far capolino la drum’n’bass mentre “Elettrolines” dichiara apertamente l’amore di Babini per la musica barocca; “Elettrolines”, assieme a “Tekn’it”, è uno dei pezzi più interessanti del cd, una canzone che fonde le melodie “serie”, quasi istituzionali del pianoforte a suoni e rumori sintetici, degni del miglior videogioco anni Novanta. In coda, a chiudere il cd, “The seahorses’ stock farm racket”, incalzante, ipnotica e veloce. Tutte le tracce, seppur differenti per ritmo e sonorità, sembrano pulsare all’unisono secondo un segreto battito interiore che è poi quello che anima questo albero-microchip, questo lavoro tutto italiano che merita davvero di essere scoperto, di essere ascoltato.
Articolo del
14/04/2008 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|