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Marco Bianciardi, Giulio Burroni e Lorenzo Marzocchi sono, rispettivamente, la chitarra, il basso e la batteria degli Hotel Ambiente. L’omonimo ep d’esordio, pubblicato da Seahorse Recordings e distribuito in formato digitale da Ioda (US) mette assieme due mondi: da una parta l’afflato classico del rock è evidente nella struttura canora dei pezzi, dall’altra, però, tale spinta viene benevolmente recinta in delicati deliri di parole e ombre inquietanti di natura più decisamente wave. Non è la prima esperienza per Marco Bianciardi, attivo dal 1997 e già chitarrista nei Caboto e batterista negli Elton Junk, che, questa volta, presta voce ad un album, piuttosto, “atonale”. I quattro brani ricreano un’atmosfera decadente tanto bella da lasciar intendere una probabile tensione per quella che fu la scena goth- rock inglese dei primissimi anni ottanta, ma è una tensione fatta solo di pura ammirazione che non conferisce all’album particolare autonomia e personalità. In apertura “The useless and conceited story of Narjessus” rappresenta il pezzo migliore: l’andamento da chitarra soffocante accelera, rallenta e, rispetto ai restanti diciotto minuti, prende sempre in contropiede. La vena più sperimentale del gruppo arriva in chiusura con “Analgesic”, canzone languida e misteriosa. Peccato per le due canzoni centrali, “Downstairs falling” e “Morning vice” dove l’interpretazione vocale non riesce a dare la giusta spinta e una strascicante formulazione strumentale rende l’ascolto leggermente monotono; come dire, se riesci ad intuire il finale, sin dal primo minuto d’ascolto, che gusto c’è? Se poi consideriamo l’espressione di una scrittura, per natura, individualista, il risultato non incuriosisce e piuttosto appesantisce. Rock dissonante quanto basta che, però, in questo caso si esprime meglio negli episodi meno dilatati e visionari. Promosse due canzoni su quattro; comunque una buona figura per gli Hotel Ambiente. Aspettiamo, magari riusciranno ad imboccare una personale direzione.
Articolo del
05/05/2008 -
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