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Questo nuovo mini-album segna una svolta interessante per gli Skywise, la band di doom metal che si era distinta fin qui per delle sonorità pesanti, agghiaccianti e fatali, a metà strada fra l’hard rock apocalittico dei primi Black Sabbath e l’heavy psichedelico dei californiani Kyuss. Il trio romano composto da Francesco, al basso e alla voce, da Emiliano, alla chitarra, e da Ennio, alla batteria, si lascia alle spalle, almeno in parte, un sentiero musicale che comunque aveva comportato degli esiti positivi, se solo pensiamo al fortunato “Morning Star” del 2001, e si orienta verso un heavy metal più cosmico e sperimentale, sullo stile di Isis e Khanate, tanto per intenderci: è il caso di “Ave Atque Vale”, un brano solo strumentale, lunghissimo e tetro. Seguono composizioni oltre modo inquietanti, come la tenebrosa “Devil’s Bargain”, la catastrofica “But The Earth Was Hollow” e la glaciale “Cold Cold Earth”, un qualcosa che è forse difficile da digerire, ma che a voler ben ascoltare, si rivela sofisticata e complessa, nonché ricca di strutture armoniche rilevanti. Il mini cd si chiude con “Raise The Dead”, una cavalcata oscura nel regno dell’al di là, note cadenzate e pesanti che creano un’atmosfera da brividi, mentre gli interventi della chitarra elettrica raggelano il sangue nelle vene. Un album da non sottovalutare, dedicato a stomaci di ferro e a cervelli pensanti, e a quanti - soli e senza paura - sono in grado di guardare oltre le nefandezze della mediocrità quotidiana. Da ascoltare.
Articolo del
17/07/2008 -
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