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Zeroin
The Death Of A Man Called Icarus
2007
Subsound Records
di
Arianna Mossali
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Ormai è noto che l’Emilia Romagna sia una sorta di regno fatato nel contesto musicale italiano, un calderone magico in grado di produrre piacevolissime sorprese, quasi sempre riconducibili al panorama alternative. Gli Zeroin e il loro “The Death Of A Man Called Icarus” sono una delle ultime magie prodotte dal sempre effervescente ambiente musicale emiliano. Il quintetto è in realtà attivo dal 2000, ma all’epoca i membri del gruppo erano solo tre e le loro atmosfere erano molto più vicine all’elettronica. Oggi, grazie a un costante lavoro di ricerca della propria identità musicale, all’inserimento in formazione di Manuel Ciccarelli alla voce e alla collaborazione di Carlo Bellotti dei GF93, ormai divenuto a tutti gli effetti manager e promoter della band, gli Zeroin sono riusciti a crescere in tecnica e personalità, creando un sound decisamente più complesso e coinvolgente di quello che caratterizzava il loro primo EP autoprodotto, datato 2002. Nel mezzo si colloca “Sophisticated” (2004), album promozionale che già aveva ottenuto buone recensioni e aveva portato la band alle collaborazioni con gruppi come Mellowtoy e GF93, ma ancora troppo ancorato all’uso dell’elettronica e del sintetizzatore. Tuttavia il quintetto, non pago del buon successo ottenuto, non si è adagiato sugli allori: il risultato è “The Death Of A Man Called Icarus”, un bellissimo album sospeso tra la grinta dell’alternative rock e atmosfere dark, in cui gli Zeroin hanno finalmente trovato una dimensione unica e totalmente originale. Il gruppo ha innestato 12 ottimi brani alt-rock (più una cover dei Portishead, Cowboys) su uno sfondo che richiama le tenebrose suggestioni di Tool, A Perfect Circle, Nine Inch Nails. Al tempo stesso, è possibile rilevare alcune influenze decisamente metal, come in It Concerns You, e richiami alle armonie impalpabili e suggestive dei Cure e dei Thursday di “War All The Time” (da ascoltare, in quest’ottica, la bellissima Allure). Qualche dazio alle loro radici “elettroniche” viene pagato ancora (Our Last Day In The Desert), ma chitarre distorte e arrangiamenti potenti fanno di “The Death Of A Man Called Icarus” un album che sicuramente appagherà ascoltatori dai gusti e dalle radici musicali più disparate.
Articolo del
02/09/2008 -
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