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"L’equilibrio" è il disco d’esordio dei Dorothi Vulgar Questions. Una rock band toscana, che ha nel Dna i geni di musicisti accomunati dalla passione per i Joy division. Da un incontro-tributo alla band di Ian Curtis, infatti, è nato nel 2005 questo sodalizio musicale che ha portato a questo primo disco. Alessandro Grassini, classe 1965, è il leader del gruppo. Suoi i testi delle undici tracce che compongono l’album. Insieme a lui suonano Marco Provvedi (basso), Matteo Lotti (batteria) e Alessandro Tucci (chitarra). Nel disco sono condensate sonorità e influenze diverse, che hanno trovato un equilibrio apprezzabile e definito: new wave, rock, punk, influenze dei Cure, ovviamente dei Joy Division. Si ripiomba in quelle sonorità, comunque riportate ai giorni nostri, in un suono che ricorda gli Estra di Giulio Casale, con un pizzico di elettronica in più. Il risultato è quindi un album equilibrato, e si perdoni il gioco di parole. Perché c’è equilibrio tra testi e musica, tra italiano ed inglese, in una serie di tracce che piacciono per l’immediatezza e le emozioni che riescono a trasmettere. Così è When Your Body Talks, cupa e intensa, ma anche Comprimi, forse la più bella del disco nella sua semplicità. Il giro di basso di Unbelievable ti entra in testa e non ti molla per un po’, e se Controllo e Shine non brillano forse come dovrebbero, è Hate You – composta e cantata da Marco Provvedi - a riportare il disco sui binari del vero rock, con un riff di chitarra che ricorda i Pixies e con la successiva My Way, con le prime note afterhoursiane e il testo intenso che mescola italiano ed inglese “I’m looking for my way, looking around again...”. Di nuovo batteria e chitarra in Game Over, a parlare di una partita finita; in Wait A Moment, invece, la voce di Alessandro Grassini forse pretende un po’ troppo, e non riesce a sostenere in tutto la potenza sonora del brano. Chiudono l’album la delicata poesia de I giorni di ieri, in cui Grassini più che cantare recita, e regala immagini di un amore ormai distante, e infine Relativity, “manifesto psichedelico”, dove le bizzarrie della chitarra fanno sì che i cinque minuti di musica conclusivi passino veloci come un battito di ciglia. Un disco d’esordio venato di tristezza, compatto e sorprendente, questo dei Dorothi Vulgar Questions, che forse manca soltanto di un po’ di originalità in qualche brano. Per il resto, si nota che la band è matura – il cantante ha un’esperienza più che ventennale – e che ha molto da dire, sia dal punto di vista dei testi che della musica. Da riascoltare quando la malinconia è un po’ più forte, ma si ha voglia di risalire.
Articolo del
08/09/2008 -
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