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Granturismo
Granturismo
2007
Autoprodotto
di
Marco Jeannin
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Quale impareggiabile piacere è il trovare e conoscere una band giovane capace di dare alla luce un album d’esordio più che degno di nota. Fortunatamente questo privilegio è toccato a me e non esito a prendermi la briga di diffondere questo nuovo verbo. Nuovissimo a dire il vero non è: i Granturismo hanno debuttato già da un pezzo con il loro album omonimo. La band composta da Claudio Cavallaro (voce, chitarre, tastiere), Vincenzo Vernocchi (chitarre, tastiere), Roberto Villa (basso) e Marco Frattini (percussioni) ha composto, prodotto e registrato 8 pezzi che fondono la tradizione cantautoriale italiana al nuovo corso indipendente, aggiornando sonorità e mood espressamente vintage al modo tutto personale di scrivere dei quattro romagnoli. Eccoci dunque pronti a riempirci le orecchie con parole e suoni che rimandano tanto alla poesia di Gainsbourg e Dylan tanto quanto ai nostrani maestri De Andrè, De Gregori, Tenco. Non c’è da storcere il naso nello scomodare questi mostri sacri. Basta un ascolto per capire. Si comincia con Gospel in giugno, ballata introduttiva sincera e semplice per poi passare a tre pezzi che possono fare davvero la fortuna di questo gruppo. Addio tristi lunedì è una chicca da imparare a memoria e cantare mentre si viaggia in auto con in testa un posto felice da raggiungere, magari sulla riviera. C’è tanta ironia e tanta sincerità, racchiuse in poco meno di tre minuti e mezzo. Prendo fiato smorza i toni e si fa più sognante, poetica e malinconica nel suo far rivivere gli anni sessanta come se non fosse passato un giorno. Come per incanto Tutta lucciole riporta alla realtà, ricordando da vicino Capossela e dintorni con una marcia in punta di arpeggio, epica e disillusa. Che splendore. E’ così bello perdersi nella semplicità di una melodia, nelle parole che sembrano così normali, eppure incredibilmente belle. La tua casa allora è il posto dove sei felice, come dargli torto? Come non accorgersi che a volte si corre troppo e ci si perde il bello della propria vita, magari racchiuso proprio nel fascino di una canzone o di un paesaggio, di un incontro. Chiusura con Non sai più cosa inventare, un titolo che trae in inganno perché questi Granturismo avranno pur ancora tanta strada da fare, ma per fortuna non partono certo a corto di idee. Idee nate da una passione genuina esplosa in uno studio di registrazione come quelli di un tempo, senza troppi fronzoli, ma piena di sostanza e poesia. E perdonateci che in questo viaggio ci si possa conoscere solo così: il piacere questa volta, è tutto nostro.
Articolo del
12/09/2008 -
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