|
Il quarto EP dei Rude Forefathers è un vero e proprio manifesto a partire dalla title track: il sapore di questo disco non sarà forse, o per fortuna, quello del sangue, ma piuttosto quello di una rabbia viscerale che si libera, prende corpo e forma, divampa al ritmo del più scatenato thrash metal. Questi quattro ragazzi di Mantova hanno all’attivo una carriera quinquennale e ben tre demo autoprodotti e accolti piuttosto favorevolmente da pubblico e critica. Il gruppo, come accade a buona parte delle band underground e alternative, è andato incontro alle inevitabili sostituzioni in corsa nella formazione: la line-up attuale è composta dal bassista e vocalist Daniele Sironi (unico superstite del collettivo originario), Davide Ferlisi e Carlo Casarotto alle chitarre e Mattia Fusaro alla batteria. Con questo schieramento, e grazie al contributo tecnico dei nuovi membri, i Rude Forefathers sembrano finalmente aver trovato una formazione equilibrata, che funziona in studio e dal vivo. Rispetto ai lavori precedenti, “Taste Of Blood” si discosta leggermente dal puro thrash metal per accostarsi alle linee melodiche cupe e talvolta opprimenti caratteristiche del deathcore (particolarmente in Forced To Fight e Don’t Leave Me Now, nella quale però si fa sentire, nella parte finale, un assalto di basso e percussioni davvero notevole). La veemenza dei brani non risulta però minimamente scalfita, grazie alla voce esplosiva di Sironi e ad un possente architrave ritmico che tende a diventare predominante all’ascolto. E’ evidente che i Rude Forefathers faticano ancora a imporre il proprio marchio alle canzoni, a trovare una “firma” che le renda uniche e inconfondibili. Questa, d’altronde, è una pecca minore, che affligge quasi tutti i gruppi che si ispirano dichiaratamente alle leggendarie metal band della Bay Area (e questo è il caso del quartetto mantovano, che spiega anche il proprio nome come un omaggio ai grandi progenitori del metal). Ascoltando isolati passaggi quasi metalcore, sembra di capire che la band si sia aperta a influenze più “alla moda” rispetto al passato, ma i binari su cui si sviluppa “Taste Of Blood” sono complessivamente più massicci e tradizionali: forse non particolarmente elaborati, ma diretti, ruvidi e puliti, come piace a molti tra i sostenitori del “Bay Area sound” (vedi alle voci: Testament, Slayer, e Pantera: come non pensare al memorabile riff di “Walk”, travolgente pur nella sua essenzialità?). Una bella promessa per il “metallo” nostrano, che solo nell’ultimo decennio ha dato qualche timidissimo segnale di riscossa, in risposta all’invasione delle armate nordiche e anglo-americane, ma che ancora non trova modo di esprimere tutto quello che potrebbe. Un discorso che vale anche per i Rude Forefathers, e per tutte le altre giovani band che ci fanno ben sperare in questo senso.
Articolo del
17/09/2008 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|