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C'è chi canta, chi suona, chi accompagna melodie che a malapena conosce. John Strada è uno che racconta. Racconta se stesso e gli altri per mezzo di una musica avvinghiata ad aspre consapevolezze che si fanno forza nutrendosi di strumenti classici, verità denunciate nella dolcezza d'un racconto in musica. E John è uno che la musica la fa e la canta, uno che musica è, inevitabilmente e lo diventa doppiamente quando poi l'album comincia a girare ed è possibile ascoltare. E riascoltare ancora. E ne vien fuori sempre qualcosa di nuovo, di diverso, qualcos'altro che fuoriesce e sa sempre in qualche modo stupire per l'estrema grandezza di quella minimale semplicità che spiazza, lasciando intrappolati in enigmatiche riflessioni. Tutte quelle immagini di verità straripante, una verità bruciata, confermata con disprezzo e amore, una verità che mastica malinconica saggezza, tra i vetri pallidi e opachi di una periferica parte dell'anima. Quella fragile ma determinata, quasi impercettibile... quella parte in continua e convalescente coscienza, quella che riaffiora in trasparenza ed è pronta a riempirsi di nuovi stati d'animo. Mi sono imbattuta in quest'album senza pretese ed aspettative d'alcun tipo, ma dopo il 'play' la musica ha avuto inizio, dando anche inizio alla mia conseguente voglia d'ascoltarla ancora, di conoscerla. Sì. La voce di John , profonda ed avvolgente, tinta d'un black inaspettato, mi ha totalmente trascinata nel suo mondo, quasi a dirmi: ora siediti e ascolta quello che voglio raccontarti, si fa a mio modo, vedrai che non ti deluderò. Ed è forse questo il segreto dell'artista emiliano: schiarire il senso di una realtà un po' troppo sprofondata in se stessa.. renderla libera e farlo attraverso un sogno reale chiamato musica. Singolare, il lavoro di John Strada, caratteristico e completo, poichè peraltro partorito da un'arte che si ramifica in più forme d'arte. All'interno del libretto dell'album, i testi vengono accompagnati dai racconti brevi di Gianluca Morozzi, tessuti di parole impregnate di colori: ad accompagnarle, infatti, le sfumature delle foto dipinte del fotografo/pittore Andrea Samaritani. Un discorso unico d'arte, dimensione surreale.
Brani segnalati: Scheletri, Crevalcore 07.01.05, Dimmi tu come si fa
Articolo del
13/10/2008 -
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