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Gli oginoknaus, scritto minuscolo e tutto attaccato, sono un gruppo di Senigallia che dal 1999 gira l’Italia per diffondere la propria musica facendosi strada, pian piano, nell’ambiente indie rock italiano. Il viaggio delle loro canzoni ha portato fino a me il cd omonimo che risale al 2004, io non ho potuto fare a meno di notare la qualità di quest’opera e la bravura del gruppo. Sicuramente ci troviamo a recensire un cd con un ritardo di 4 anni, ma è importante notare come nella musica underground, e gli oginoknaus sono un esempio evidente di questa realtà, non esistano delle regole precise relative alle mode musicali. Quindi ascoltare ora questo cd degli oginoknaus, anche se esso è del 2004, ci riproietta nelle stesse atmosfere e ci da la stessa sferzata di musica nuova che avremmo sentito 4 anni fa. Si potrebbe dire che questo vale per tutta la buona musica e quest’osservazione dovrebbe far riflettere sulla qualità della musica underground, troppo spesso sottovalutata. L’album si compone di 11 pezzi, tutti correlati tra loro e che lanciano un messaggio importante, che traspare ancor di più ad un ascolto prolungato dell’opera. I ragazzi hanno grandi idee e tanta voglia di sperimentare, e ciò li spinge ad unire diversi stili all’interno delle proprie composizioni (tracce di power rock e post rock si notano da subito) e a creare canzoni diverse dentro lo stesso album, il quale diventa talmente eterogeneo da far sposare benissimo tutte le canzoni tra loro. Ad introdurci nel viaggio malinconico e rabbioso che il cd ci propone è la canzone iniziale, ossia “Morning coffee + table”; ritmo interessante e voce ipnotica sono le caratteristiche che per prime ci si presentano, esse sono messe in contrasto per permettere all’ascoltatore di entrare nel mondo visionario che si vuole raccontare. Sia la chitarra, che il basso, e la batteria suonano con un’intensità che permette di calarsi in toto in quest’esperienza, e la voce, quasi in secondo piano, fa il resto. Continuando il nostro viaggio ci imbattiamo, strada facendo, in “fuckin summer” ; canzone ancora interessante ma che lancia un primo grido di vendetta, si nota come al momento triste del primo pezzo del cd segua una situazione di ribellione che andrà avanti per tutto l’album, come il ritmo delle percussioni continui ad essere martellante, ma come la voce del cantante arrivi ad essere più presente. Importante brano nel viaggio fatto nel cd è “diy – part II”; brano che inizia lentamente, ma che si sposta poi verso un suono più ritmato, con un crescendo molto interessante. Una lenta salita di tono, di intensità, con un forte impatto finale. Una sorta di evoluzione della sonorità decadente, malinconica e cupa che ha accompagnato la prima parte dell’album. E’ come se questo pezzo rappresentasse la cesura tra una parte più triste ed un’altra un po’ meno triste. Questa evoluzione continua fino a portare la mia attenzione sul brano numero 6, degno di nota perché si tratta di una poetica e bellissima canzone d’amore. “Kirby” è il titolo del brano e a questa Kirby è dedicata una song che racconta l’essenza stessa dell’amore. Un componimento dalla melodia affascinante, che mette in evidenza il bisogno che ha l’amore stesso di non essere classificato, di non avere limiti di sorta e che dice chiaramente che il rapporto amoroso non deve riguardare gli altri ma i soli innamorati. “Kirby take me to the Moon” è un ritornello che uno qualsiasi di noi potrebbe cantare al proprio amore mettendo insieme, nella dedica stessa, poesia e rock. L’evoluzione verso il melodico ed il romantico continua nella canzone “When i cry for you”, la settima in ordine d’apparizione; qui i suoni elettronici e la voce soffusa del cantante ci trasportano in una triste atmosfera, che la chitarra distorta contribuisce a rendere ancora più melanconica. L’alternarsi degli stati d’animo espressi nell’album continua e dalla parte melodica e romantica, si è passati, lentamente, ad una più allegra introdotta dalla penultima canzone: “London is mine”. Come dicono gli stessi artisti, si tratta di un’esperienza mentale e fisica vissuta nella capitale inglese in seguito ad una sbronza. Ritmi sostenuti e voce più diretta mettono in evidenza un desiderio di ribellione che la canzone suggerisce in tutti i suoi punti. Interessante brano che ci getta in una voglia di rivalsa verso qualcosa che ci opprime, e questo qualcosa sembra essere lo stesso dolore della nostra anima, corrosa continuamente dalla vita qualunque di tutti i giorni. Da segnalare anche i brani “Trompe la morte”, “diy – part I” e “no capitan” . Il trio degli oginoknaus sta in questi giorni ultimando il suo ultimo album “Nuclear Cunt”, che uscirà il 10 Novembre, nel frattempo si può avere un ascolto dell’opera dal sito http://www.uwrec.com/html/frames/_frameset.htm Un motivo in più per conoscere l’underground italiano e la scena indie rock nostrana, una delle migliori al mondo.
Articolo del
20/10/2008 -
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