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Presentata da Boring Machines “in difesa della musica noiosa” (www.boringmachines.it), Whispers For Wolves, progetto di Melissa Moore, solista e costruttrice di musiche e strumenti da Baltimore, MD. Installatrice di sound designs e sculture sonore la Moore dà vita ad una curiosa elettronica fisica, primitiva. L’album si intitola, come da cover, con qualche difficoltà di scrittura: Language of the Dards. Tauu and Twilight Sing, 100,00 Songs of Milarepa, Noise Narratives Part 1. Con la one-woman formation Whispers For Wolves Melissa Moore, ci si addentra in territori selvaggi di boschi fatati e soldati, alieni incontrano rospi allucinogeni, tre brani che da soli fanno la lunghezza di un album e di un’odissea di suoni e mostri strumentali, sottili e crudi, vicino alla terra. Electro-folk, fingerpicking in mantra naturali, un viaggio che alcuni definiscono non-senso e riscoperta; per altri apre la coscienza. L’artwork è ispirato, rudimentale e oscuro, enigmatico: riflesso della musica e specchio per le allodole. Mai si penserebbe di aprire il CD per ascoltare elettronica, niente di elettronico, fatto a mano sembra il modo più semplice di descrivere il booklet e la musica, come se spiriti si fossero impossessati delle mani di Melissa per montare e riarrangiare la visione dell’ascoltatore. Gli spiriti nativi che ispirano parte della musica, gli spiriti della natura e quelli della musica: Melissa Moore è un’artista che non solo scrive e suona musica, ma la modella e la crea come creta, rende il suono palpabile e visibile, emozionante. “The Collective Darkness” apre una strada intricata, tortuosa, profonda, intrigante e magica. L’oscurità porta alla visione e all’udito, intricati passaggi che verranno poi sviluppati nel secondo brano, “Kuu Aari Hassu”, titolo fatto di parole strane ricordano e rivelano parte dell’ispirazione dallo Yogi Milarepa. Suoni fatti di dita sugli strumenti, improvvisazione e rumore organizzato e onirico. Il meraviglioso titolo del terzo e ultimo brano: “The WomanEagle” entra nella psichedelica e ci immerge l’ascoltatore. “During my stay elsewhere I realized that nothing is;” dalla prima pagina del disco: stare in un altro posto, capire che niente è: la chiave, forse, per capire come ascoltare e fare musica ispirata. Forse troppo rumore, ma il rito di passaggio per arrivare alla fine del disco vale la pena di essere vissuto, magari con una tisana energizzante al cioccolato azteco.
Articolo del
31/10/2008 -
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