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Dal 2000 in poi abbiamo assistito a un vero e proprio tsunami sperimentale che ha coinvolto (e spesso travolto…) in modo particolare la musica rock: rivisitata, attualizzata, destrutturata e riassemblata in tutti i modi possibili e immaginabili, essa ha dato vita, in alcuni casi, a generi musicali autonomi. Ma, peregrinando sul web, nel mezzo di questa psicosi sperimentale collettiva- i cui risultati purtroppo non sono sempre entusiasmanti-, capita anche di imbattersi in piccole perle di bravura che non si può fare a meno di segnalare: è il caso di The biggest lie, opera prima della one-man band Sin On Wheels, ovvero Cristiano “Nessie Zorba” Giordani. “Nessie” ha militato in diverse formazioni rock e elettro-industrial prima di dedicarsi al suo progetto solista, costruendosi una buona base tecnica grazie anche a numerose esibizioni dal vivo in Italia e all’estero. E’ questa varietà di esperienze e di stili, unita a evidenti suggestioni ora zeppeliniane e ora grunge, a modellare The biggest lie. L’EP è prodotto dallo stesso Nessie e realizzato con la collaborazione del bravo Sonny Lanegan alla batteria. Chitarre distorte alla Velvet Underground si intrecciano continuamente con le trame del synth, ma le divagazioni elettroniche, per quanto evidenti, soprattutto in A long day e Honesty, non compromettono il wall of sound, suggestivo e al tempo stesso aggressivo, dell’intero album, che mantiene così un impianto essenzialmente rock. I riff potenti di Bad news on TV e World is whack hanno il sapore del miglior grunge, e di “favolosi anni ‘90” ci parla anche Remedy your sin con le sue atmosfere glam e la sua melodia spaziale. L’album si chiude in bellezza con The girl everybody knew: un pezzo quasi acustico, introspettivo; una poesia dark, una fiaba senza lieto fine, una storia di ordinaria umanità: meravigliosa. Ulteriore riprova che i vari Myspace&Co., fortunatamente, non sfornano solamente fenomeni da MTV.
Articolo del
11/11/2008 -
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