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Un pianoforte, sulla falsa riga di Paolo Conte, corre su un mid-tempo che ricorda le atmosfere di Vinicio Capossela, in “Cok-pit”, primo vero brano, dopo l’intro strumentale “Bechu Dulla”, di “I Refuse To Give Up My Obsession”. Questo secondo disco, del “Collettivo Ginsberg”, parte da profonde e scarne strutture blues come rampe di lancio per l’improvvisazione di ogni singolo elemento della band. La timbrica vocale mira, spudorata e maliziosa, a ricordare Tom Waits e Nick Cave, ma in lontananza si possono intuire accenni a Reverende Beat Man. Il tentativo del “collettivo” è quello di discostarsi dal classico song-like format destabilizzandolo con obliqui inserti, divagando dal tema principale del brano. Paradossalmente, invece, la band riesce a confezionare dei buoni brani, forti di buone e delicate melodie legate alle dolenti e trascinate note delle chitarre, “The Snow Covers All”. Una volta aperto, “Il Vaso Di Pandora”, a dispetto del suo titolo, non sconvolge né terrorizza. La slide guitar di “I’m Still Year” richiama il suono scelto da Ben Harper per i suo album, mentre l’intera struttura della canzone sembra una reminiscenza del passato, in stile Doors. Nonostante le liriche siano in lingua inglese, la band marca bandiera italiana, con coordinate geografiche radicate nella romagna. Loro sono in quattro impegnati fra chitarre, loop, percussioni e uno strano aggeggio chiamato theraphin. Testi intelligenti e ricchi di “mal de vivre”, e un forte senso di speranza in molte delle loro canzoni come “Song Before The Void”, ospite Giacomo Toni alla fisarmonica. Un buon disco, intimo e pacato.
Tracklist
01. Bechu Dutta 02. Cock-pit 03. The Proposition 04. Sarah 05. The Snow Covers All 06. I’m Still Here 07. The Ballad Of Greenway Village Of Lovers 08. Song Before The Void
Articolo del
28/11/2008 -
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