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Nella musica, e nell’arte in generale, contano due cose. Da un lato, il talento. E quindi la brillantezza delle idee, le doti tecniche, l’originalità. E, dall’altro, purtroppo, la vendibilità del talento. Ai Morpheus, quartetto strumentale di Udine che ha realizzato quest’anno l’esordio “Upstairs” (un EP lungo quasi come un full lenght), il talento non manca. I quattro strumenti, chitarra su tutti, ma anche tastiere, basso e batteria, si inseguono attraverso le varie tracce (sei, più la ghost “Jazz & joints”) disegnando soli e dialoghi che, in un continuo crescendo, partono quasi sempre dal jazz e spaziano fino ad arrivare ad un rock piuttosto duro. Quello che manca ai Morpheus, però, almeno a mio parere, è la vendibilità del loro talento. Le canzoni strumentali, oltre tutto se di una certa durata come quelle dei quattro friulani (quasi tutte intorno od oltre ai sei minuti), non sono ben viste da radio e televisioni musicali. Anzi, non sono proprio viste. E se è vero che grazie ad internet si può anche fare a meno dei classici canali di fruizione, è anche vero che grazie ad internet sono spuntate migliaia di band, di cloni e di cloni dei cloni. Per cui non è così semplice riuscire a non perdersi nell’immenso caos della rete e scovare chi, magari, meriterebbe anche di essere scovato. Per questo, fermo restando quanto di interessante fatto fino ad ora, credo che ai Morpheus, per emergere, serva un qualcosa di più ed un qualcosa di diverso. Come un paio di collaborazioni con un (o magari una) cantante da inserire all’inizio ed alla fine dell’album. Oppure come la mano di un regista che metta in video le immagini che la loro musica vuole evocare, facendo magari dei set dal vivo di musica e proiezioni. Oppure come realizzare un concept album diviso in due parti, in cui siano molto diverse e riconoscibili le tonalità ed i temi musicali. Certo, queste sono solo idee buttate lì. E non è mai giusto sacrificare le proprie idee per venderle meglio. Però, a meno che non ti chiami Sigur Ros o simili e ti possa permettere di riempire arene con la sola, straripante, genialità, un minimo, almeno un occhio, al mercato, bisogna averlo. Purtroppo.
Articolo del
16/12/2008 -
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