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Il duo pugliese Ada-Nuki nasce nel 2006 dall’incontro tra Stefano Spataro (Ritratto di un Mattino e Anonima Folk) e Giorgio Maniglia (Logan@Psychotica Records e Micro Wave With Marge). Dopo due anni fitti di esibizioni dal vivo e un tour che li ha portati fino in Francia, dove si sono fatti notare dall’etichetta Whosbrain, sono ora al debutto con il loro album omonimo: lavoro concettuale e non facile, molto, molto new wave, sicuramente ispirato e impreziosito da collaborazioni prestigiose, ma che non convince completamente. Quello che colpisce di primo acchito, nel progetto degli Ada-Nuki, è la totale mancanza di orecchiabilità: un’assenza pesante, ma inequivocabilmente voluta, perché funzionale a creare quella disarmonia creativa, diventata l’ultima frontiera della sperimentazione progressive. Pompelmo si inserisce perfettamente nel nutrito filone delle intro rumorose e disturbate, quasi marinettiane, che servono a creare atmosfera. La prima vera traccia Burzum ha un buon beat e la voce di Spataro è graffiante e abrasiva. Hotel Clodio ipnotizza e spiazza l’ascoltatore in un passaggio fatto di tintinnii aerei e delicati. Segue Lo Gnomo, indubbiamente la track più post-punk e aspra dell’album. Trascurabile invece Plastic French Mozzarella, esempio perfetto di come la modernizzazione estrema, a tutti i costi, può rendere grottesco il risultato. Le successive Sakara Bondage e Polistirolo sono le tracce che forse rendono meglio l’idea del sound degli Ada-Nuki, low-fi, distorto e schizofrenico, in continua mutazione. Particolarmente degni di ascolto i due brani finali, Maçon e C’est comme chier son aime, in cui la dolcezza della lingua francese viene arrochita e sporcata al servizio di rabbiose atmosfere noise, esperimento azzardato ma nel complesso ben condotto. In generale, Ada-Nuki è da consigliare solo a quanti abbiano già un discreto feeling con il dominio del synth; ad altri potrebbe lasciare il sapore amaro di un caos sonoro in cui emergono tratti ispirati, affogati però nelle già citate disarmonie creative futuriste: è vero che queste sono tanto di moda, ma gli eccessi sono sempre difficili da digerire…
Articolo del
01/01/2009 -
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