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Nati da un incontro in quel di Piacenza nel 2004, i Pertegò sono la summa di quattro menti, Alessandro, Khristian, Emanuele e Marco. Il minimo comune denominatore che li lega sembra essere la passione per la musica “ambient” e per le latitudini che puntano, molto, a nord. Dopo collaborazioni in vari campi, i soliti, ahimè, deleteri cambi di formazione e un primo demo dal titolo “Pertegò”, la band si lancia in questo primo Ep Hjarta che promette di essere seguito, a breve, da un full-lenght. Il placido organo posto in apertura di “Hjarta” emerge in dissolvenza dal silenzio, quasi fosse un cordone ombelicale che alimenta “Bideri”, primo vero brano delicatamente pastorale, appena sussurrato nelle liriche. Le percussioni sembrano avere un immobile crescendo che, in realtà, non esplode mai. La musica dei Pertegò non ha voglia di urlare, avanza lenta e maestosa, come la colonna sonora di un viaggio nella immense e desolate terre dell’Islanda. Prendete i momenti più rarefatti di band come Grails o Jesu, epurandole dall’aggressività, e avrete un estratto della musica dei Pertegò. Sembra addirittura di intravedere i fantasmi, di una personalissima visione, del post-rock nella drammatica “E/Pallatio”, arricchita da un violino intriso di pathos e dalle sferzanti frustate sui piatti. Con il passare dei minuti il lento andamento iniziale s’increspa, la band sembra avere l’urgenza di comunicare un messaggio che deve arrivare in profondità per ancorarsi nell’anima. Non a digiuno da sperimentazioni audio-visive, i Pertegò potrebbero fare meno del canto, mai invadente ad onor del vero. La loro musica si fa carico del peso di questo secondo Ep sospingendolo da Piacenza al nord più estremo, lasciando che la fantasia viaggi, libera, attraverso le immagini evocate dalle loro note. Se cercate il brano killer, il potente “Vigo” avanza come un imponente iceberg, condensando tutta la sua forza in pochi decisivi secondi, come il gancio di un peso massimo assestato in pieno volto. A volte non tutto gira per il verso giusto, qualche lungaggine di troppo rallenta gli ingranaggi dei brani, ma sono peccati veniali, lavorandoci su si può raschiar via eventuali orpelli inutili. Per un “giudizio” esaustivo e completo aspettiamo il prossimo album, per ora posso dirvi che le potenzialità ci sono tutte.
Tracklist: 01. Hjarta 02. Bideri 03. E/Pollutio 04. Summer Night Games 05. Dova 06. Dance? 07. Vigo 08. Bideri Evo Off
Articolo del
15/01/2009 -
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