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L’impatto con Mare Morto, primo album dei Santo Barbaro, è davvero dolce e soave. Non si può non concepire la parola poesia, quasi senza volerlo, quasi inconsciamente, solo nel momento in cui si apre il quaderno-scrigno che, nell’ultima pagina, custodisce il cd. Nel momento in cui si ascolta Mare Morto e si seguono le parole del testo, tutte presenti nel libricino, ci si accorge di essere davanti a dei grandi artisti, si pensa che solo una mente poetica possa avere concepito un tale lavoro. I Santo Barbaro ci appaiono da subito come poeti, e subito dopo come ottimi musicisti, così mentre si contempla il lavoro fatto da questi sei ragazzi, si riesce, pian piano a dare un nome alla loro musica. Compito difficile riuscire ad identificare il genere che caratterizza Mare Morto, di sicuro si incontrano atmosfere rock, ed indie rock, si intravede qualcosa che riporta ai Marlene Kuntz, si potrebbero citare anche sonorità alla Tiromancino, ma non ci si può esimere da notare grandi analogie con De Andrè, che lo stesso Pier Alberto Valli (Voce e chitarra dei Santo Barbaro), ricorda come suo maestro. Ma anche un indie folk sarebbe un termine che calza a pennello per questa musica, lambendo quindi anche Vinicio Capossela. Ma a parte i paragoni che ci possono solo sviare, è giusto che sappiate che siamo di fronte ad una delle opere prime più belle degli ultimi anni. La musica accompagna con dolcezza e ritmo delicato le parole delle canzoni, che la voce di Valli riesce a far vivere con bellissima intensità, e via via che passano i minuti (e questi tre quarti d’ora sembrano davvero troppo pochi a causa dell’atmosfera in cui si è immersi), il suono del pianoforte o della fisarmonica di Giacomo Toni, la batteria di Marco Frattini e Francesco Tappi col suo basso o col suo contrabbasso, ci convincono sempre di più, ci sembrano man mano più familiari e crediamo di non aver mai potuto fare a meno di questa bellissima melodia. Mare Morto ti coinvolge talmente tanto che appena finito viene voglia di ricominciare ad ascoltarlo, anche perché ad ogni ascolto si scoprono cose nuove e particolari sfuggiti prima. I testi delle canzoni sono introspettivi e impegnati, sono interessanti componimenti sull’animo umano, sulle guerre, sul dolore, sulla società, sulla schiavitù e sulla bellezza. Li accompagna nel book dell’opera, che è pure la sua stessa custodia, una sequenza di foto, per ogni testo una foto che fa riferimento alle parole a fianco. Autore di queste fotografie, ennesimo tocco artistico all’interno di questo album, è Francesco Fantini, fotografo artistico dalle grandi doti, che si è segnalato più volte nell’ambito artistico nazionale per le sue mostre sul sociale e la qualità dei suoi lavori. In fondo all’articolo troverete la lista delle canzoni di questo cd, che a mio parere non possono non essere considerate l’una legata all’altra e ciò rende quasi impossibile scegliere di citarne alcune e tralasciarne altre. Ho preferito dare a questa recensione un’impronta emotiva piuttosto che tecnica, poiché è la parola “emozione” il simbolo stesso di questo lavoro dei Santo Barbaro.
Traklist: 1 Santo Barbaro 2 Mine Gravide 3 Nero Deserto 4 Guerre 5 Cara Mia Patria 6 Occhi Immensi 7 Il Mondo è la Patria di Chi non ha Dimora 8 Cecità 9 Noir 10 Nuovi Schiavi 11 Mare morto
Articolo del
30/01/2009 -
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