|
Prima di schiacciare play capita di fermarsi un attimo per dare un’occhiata alla copertina, che in tutta sincerità, non lascia ben sperare. Ma è bello sbagliarsi, e se è vero che non si può giudicare un libro (cd, scusatemi) dalla copertina, allora questo è proprio il caso degli Overock. Questa band ama la melodia, gioca a mischiare tutte le carte che possiede per uscire poi con un poker vincente. La voce starebbe bene nella new wave, le chitarre oscillano fra robusti riff rock/metal passando per delicati arpeggi, un ibrido fra Muse e a Perfect Circle, “The Thin Shape Of A Dawn”. Gli Overock spingono e lo fanno con maestria e classe, evitando i luoghi comuni, le soluzioni trite di molte altre band, mirando a coinvolgere l’ascoltatore nel proprio mondo. Se proprio vi scappa di fare accostamenti, potete trovarci Deftones, At The Drive In, il tutto condito da una salsa prodotta in casa. Il secondo brano non è da meno, un ibrido punk/funk affida alla batteria il compito di far muovere i vostri culi appesantiti dalle feste natalizie, “Acid Behaviour”. A quota tre ecco che ci siamo, la band tira fuori qualcosa di molto interessante dal proprio cilindro, una ballata densa ed emozionale affidata alle chitarre arpeggiate, mentre la voce esplode nella potente sezione finale, ricca suoni sintetici, “Driveless”. La bravura di questa band sta nella scelta molto personale degli arrangiamenti, senza che vi sia un orientamento troppo marcato verso qualche specifica direzione. I brani vivono di luce propria non apparendo ripetitivi o scontati. La prestazione del singer è da applauso, il suo timbro ricco di pathos calza come una seconda pelle, in brani come la curiana “Generations In A Pool Of Grey”. Buono il song-writing, interessante la scelta dei suoni. Il quintetto è ben lungi dall’essere la solita band italiana che scimmiotta a destra e a manca pilastri di questi generi, sapientemente miscelati in un cross-over che non ha nulla da invidiare ai grandi. Quando tutto sembra essere già stato deciso ecco spuntare suoni industriali che richiamano i Ministry, “The Wrong Place”. Torino, oltre all’amore per l’esoterismo e la cioccolata, ci vomita addosso una band ambiziosa, con l’occhio lungo e capace di emozionare. “Warp It” è un disco dall’ampio respiro che meriterebbe di essere spinto anche nei soliti, ahimè, canali di distribuzione. Terrete le orecchie incollate a questo lavoro, ve lo assicuro.
Tracklist 01. The Thin Shape Of A Dawn 02. Acid Behaviour 03. Driveless 04. Damp 05. Generations In A Pool Of Grey 06. 02 07. Perfect Puddle 08. Unforgettable 09. The Wrong Place 10. Base16 [Warped]
Articolo del
16/02/2009 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|