|
Immaginate che i Thursday scrivano un pezzo per i Nirvana: ecco, più o meno, l’effetto generale di Tears Catch Fire, opera seconda dei laziali Storm Of Damnation. La combinazione tra la band di Seattle simbolo del grunge più primitivo e arrabbiato, e gli straordinari alfieri dell’invasione post-hardcore partita dal New Jersey, può sembrare quanto meno azzardata; ma spesso accade che dalle sinergie più stravaganti esca qualcosa di buono. Gli stessi Storm Of Damnation riconoscono che sia Kurt Cobain che Geoff Rickly sono stati tra i loro principali ispiratori, e il risultato dell’esperimento è, tutto sommato, colorito e originale. Tears Catch Fire, forse anche a causa della sua lunghezza, inusuale per un album alternative rock, si presenta nettamente diviso in due parti: nella prima dominano riff graffianti, forse non di eccezionale levatura tecnica, ma che “servono” bene la voce ruvida e indisciplinata del vocalist Andrea e le liriche, un po’ nichiliste a dire il vero. Il tutto è condito da una certa attitudine low-fi che caratterizza anche altre band italiane simili, e che scongiura il rischio del sound eccessivamente addomesticato a cui ci hanno abituato le armate “alternative” (ma lo sono ancora?) d’Oltreoceano. Nella seconda parte gli Storm Of Damnation allargano il campo, lanciandosi ora nei remix, ora in arrangiamenti nervosi e ora in ampie parti strumentali, soprattutto al pianoforte (altro inequivocabile influsso “Thursdayano”); "Stay away from me" è quasi una classica ballad rock, ma con "You Are Only an Infamous" ritorniamo in pieno periodo noise. Tutto bene, dunque? No, non proprio tutto. In particolare, c’è da lavorare sulla pronuncia, alcuni passaggi sono da cartellino rosso per una band che ha già alle spalle un precedente album, senza contare le innumerevoli partecipazioni a varie compilation e festival indie! Questo e altri piccoli tecnicismi fanno di Tears Catch Fire un tentativo non del tutto riuscito, ma ciononostante bisogna ammettere che l’idea di partenza (grunge più post-hardcore più emocore) è estremamente intrigante, e vale la pena lavorarci su.
Articolo del
04/02/2009 -
©2002 - 2026 Extra! Music Magazine - Tutti i diritti riservati
|