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Martino De Cesare è Pugliese di nascita, ma allevato a Napoli, alle pendici del Vesuvio, città dalle mille irrisolvibili contraddizioni, non per questo meno straordinaria e unica al mondo. Come tutti coloro che, a torto o ragione, si sentono figli del Sud, De Cesare non si sottrae all’obbligo di farsi portavoce della cultura partenopea nel mondo e, come tanti ambasciatori eccellenti di questa cultura, non soltanto musicale, con il suo ''In A Sentimental Sud'' è in grado di risvegliare nell’ascoltatore un profondo senso di “appartenenza” alle radici e di coinvolgimento emotivo. De Cesare ci regala sonorità tipicamente mediterranee, fatte di cieli limpidi e cristallini, atmosfere inebrianti, colori caldi e sensuali, mari d’un azzurro penetrante. Ci troviamo di fronte ad una raffinata trasposizione di generi musicali, jazz, fusion, latin, impreziosita da un sapiente utilizzo del ritmo, a tratti classicheggiante (“Juana” ricorda molto da vicino Paco De Lucia ed “Estemporanea Minore” evoca alcuni incipit acustici del migliore John McLaughlin), a tratti folklorico (“La canzone di Iuzzella”, dei “Musica Nova”), a tratti blues e persino new age (Pino Daniele e le sue raffinate produzioni “Freeland”). Tra l’altro, i nessi che intrecciano la musica di De Cesare all’ampio panorama musicale partenopeo sono notevoli. Non a caso il principale collaboratore dell’album è Eugenio Bennato, ispiratore di interessanti progetti musicali quali la “Nuova Compagnia di Canto Popolare” e i “Musica Nova”, e non a caso De Cesare è stato a lungo partner di artisti del calibro di Pino Daniele, Tony Esposito ed Enzo Gragnaniello. Ciononostante, lo stile di De Cesare è caratterizzato da un singolare riserbo, che lo porta ad isolarsi dal resto del mondo, per dare il meglio di se nelle produzioni intimiste, ricercate, d’un certo pregio. Il che avvalora la tesi secondo la quale ci troviamo di fronte ad un professionista di tutto rispetto, che ha avuto modo di costruirsi nel tempo una variegata esperienza jazz e folk ed un solido background chitarristico, fino a pervenire ad una assoluta padronanza dello strumento, con un linguaggio ad un tempo tecnico e flessibile, che spazia dall’improvvisazione melodica alla sperimentazione sonora, senza mai perdere di vista l’unità del ritmo e la coerenza del “sound” che, lo ripetiamo, è tipicamente partenopeo e mediterraneo. De Cesare è tra l’altro fecondo produttore/coproduttore di colonne sonore (“Tragedia a vapore” di Bruno Colella e “Vieni via con me” di Carlo Ventura, con Mariangela Melato), e questo lo si può capire dallo stile tutto descrittivo delle sue composizioni, che sembrano introdurci all’interno di un film, con attimi di suspense, inquietudine e trepidazione alternati a momenti di serenità e limpidezza creativa. Un itinerario avventuroso, attraverso sentieri imprevedibili, paesaggi caldi e solari, cui hanno voluto donare un ulteriore prezioso contributo Eugenio Bennato, coautore di numerosi brani, e Pietra Montecorvino, con la sua voce roca, densa di pathos e complicità (''Jac''). Gli undici brani che compongono il CD rappresentano dunque una celebrazione della chitarra acustica in tutti i suoi aspetti, un encomio del suo suono corposo, ricco di sfaccettature e riverberi, un suono che si espande in mille direzioni, come un venticello d’estate, una aria sottile, leggera, per raggiungere vette maestose, da cui godersi in silenzio la calma visione del mare. Così troviamo l’eleganza colta ed imprevedibile di Bill Frisell accanto al paesaggismo rarefatto di Pat Metheney, l’emotività melodrammatica di Pino Daniele a fianco del virtuosismo tecnico ed espressivo di Paco de Lucia. Insomma, un “sound mediterraneo” che coniuga ritmo e melodia, jazz e folklore, il tutto nei modi di un signorile invito al viaggio, sulle ali di una chitarra, attraverso le suggestioni e i sentimenti che essa opportunamente sa regalarci.
Articolo del
10/03/2009 -
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