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Fine99
Fine99
2008
Musicmanor
di
Marco Jeannin
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I Fine 99 cominciano nel 96 come band ska-punk. All’epoca era un genere abbastanza in voga. Ora comincia a spopolare su larga scala il crossover leggermente hardcore. I fine 99 oggi sono una band crossover e leggermente hardcore. Con questo non voglio dire che i nostri seguano solamente le mode. Mettiamola così: sono al passo con i tempi. E i tempi dicono che l’Mtv generation sa cibarsi di riff potenti e chitarre distorte. Associamoci una sezione vocale bella incazzata e il gioco è fatto. Il disco d’esordio della band bresciana propone dodici pezzi più o meno aggressivi, chiamando in causa senza troppa difficoltà nel reperire il paragone i più noti Linea 77, sia per impostazione strutturale che melodica (già il nome…). Il disco sta andando bene, ha ricevuto discrete recensioni e ha fatto la sua capatina sul sito di Mtv nella sezione emergenti. Tutto merito di un buon ufficio stampa o c’è sotto qualcosa di più? Conviene subito allora dire che la qualità generale del disco è buona, frutto di una produzione e di un lavoro in studio meticoloso. Questo però non copre totalmente i difetti evidenti. Primo tra tutti il problema dei testi. Vada per l’italiano, passi il tono incazzato perenne, ma uscite del genere “tu mi hai deluso, io ti rompo il culo!” non si possono veramente sentire. Punto due. Dimenticatevi tutti gli accostamenti fatti fino ad oggi. Sono stati chiamati in causa numi tutelari come i Nine Inch Nails evidentemente da gente che non ha mai ascoltato nulla, e sottolineo nulla di questi, ma ha tanta voglia di parlare a vanvera. Spiegatemi cosa hanno in comune pezzi come La ballata del lumacotto e Trent Reznor. Va bene parlare dei Funeral For A Friend ma Nine Inch Nails no, questo no. Patti chiari e amicizia lunga. Pezzi come La ballata del lumacotto, con qualche arrangiamento ad hoc, non sfigurerebbero a Sanremo. Eccheccavolo!. Punto tre: non basta dire “cazzo” trecento volte per fare gli incazzati. Punto quattro: benché la grinta sia innegabile e il tappeto sonoro intessuto dalle chitarre e dalla sezione ritmica imponente, manca il pezzo in grado di far fare il salto di qualità. Sembra strano, ma manca il singolone, quello che spacca in radio e porta stuoli di ragazzini ai concerti. Strano perché l’idea che ci si fa ascoltandoli e soprattutto vedendo il myspace e la confezione del disco è quella di una band ben costruita e pronta a sfondare al livello nazionale. Non sono solitamente promotore di questo genere di cose, eppure in questo caso specifico la mancanza pesa e si sente. Quindi: partendo dal fatto che ogni rinnovamento nel panorama italiano è ben accetto e che la nuova musica italiana, come dicono i Linea 77, è fatta anche di crossover e metalcore, il benvenuto è d’obbligo e gli auguri per un futuro roseo ai Fine 99 non mancano. Cerchiamo però di essere obiettivi e prendiamo questo disco per quello che è: un esordio da tenere d’occhio e per ora purtroppo niente di più.
Articolo del
13/03/2009 -
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