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Sergio Favo
Relativamente Libero
2008
Svolta 71
di
Elisa Brenna
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Sergio Favo, classe 1971, non può propriamente definirsi un esordiente nel panorama musicale italiano. Basta fare un giro sulla sua pagina myspace (www.myspace.com/sergiofavo) per trovare nomi come Saturnino, Amalia Grè, Pacifico e Jovanotti. La sua carriera inizia all’età di 19 anni quando, con i suoi amici di sempre, fonda i Metropolitana con cui fa ballare mezza Italia. Nel 2002 è la volta dei Bakano ed è proprio con loro che Favo intraprende il percorso di cantautore. Nello stesso anno partecipa al Neapolis Rock Festival e, successivamente a Sanremo nella sezione Giovani. La critica lo acclama e la voglia di fare musica propria si fa sempre più sentire. Dall’incontro con nuovi musicisti nasce Relativamente Libero, album di base pop e fusioni jazz che vende, solo nel primo mese d’uscita, ben 20.000 copie. L’album si apre con la canzone che porta l’omonimo titolo; “Relativamente Libero” è una ventata di aria fresca e pura. Un ritmo che entra in testa e non se ne va, un sorriso che nasce spontaneo quando la si ascolta. - Ritagliare piccoli frammenti di tempo per mantenere vivi i nostri sogni ci fa sentire relativamente liberi, come planare con un’ala sola, nell’ebbrezza di sentirsi a mezz’aria tra terra e cielo giusto il tempo che mi serve per ricordarmi che esisto ancora -. “Più di te” affronta il tema della conclusione di una storia, ma invece che risultare la solita solfa malinconica e autodistruttiva, rischiara come un fulmine nella notte, con la semplice consapevolezze che sia meglio affrontare le cose in faccia e di petto piuttosto che scappare per non vedere. “Un uomo” è il vero e proprio manifesto delle intenzioni di Favo, dell’uomo che è e di quello che vorrebbe diventare, la voglia di crescere ed imparare. I pezzi successivi però sembrano appartenere ad un registro diverso. Le variazioni ritmiche e musicali si fanno pressoché inesistenti e i testi scadono nel banale di rime baciate mal costruite (perché la vita è bella e la voglio vivere sempre più - “Occhi grandi”). Un testo semplice non è un testo banale. Sembra quasi di assistere a due cantautori diversi tanto la vivacità e originalità dei testi delle prime canzoni quanto l’ordinarietà e scontatezza delle successive. È un peccato vista l’apertura veramente piacevole, la ventata di freschezza va scemando e porta con sé quasi una noia nel proseguire l’ascolto. Le fusioni jazz a volte arrivano a disturbare l’ascolto, come note stonate quando si è preso il ritmo. Un album di inizio che mette in luce punti forti e punti su cui è necessario lavorare ancora, per crescere e migliorare.
Articolo del
20/03/2009 -
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