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Amute
Infernal Heights for a Drama
2009
Still Records
di
Sara Bracco
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Che la parola d’ordine degli Amute fosse la contaminazione ne eravamo certi. Tra post rock, ambientazioni in psichedelia o concordate ai retaggi d’elettroacustica ma, nello stesso tempo abili a una preziosa sintesi in minimale. A tre anni da The Sea Horse Limbo , Jerome Deuson e compagni alle distorsioni più o meno elettriche in destrutturate esposizioni concedono nuova forma e dimensione, è questo il caso delle otto identità di Infernal Heights For A Drama . Non contestano le realtà a disposizione ma, negandosi il tema di fondo ne fanno metodo, non per questo venendo a meno di un certo merito in tecnica, che gioca ai netti contrati, veicoli prima di oniriche testimonianze sintetiche o loop in pianoforte Break, dannate May Faint, bandite o consegnate alle erranti in acustica e violoncello Begone. Questioni umorali, quelle più assimilabili al folk, post-rock, space-rock o all’elettronica, dai Mogwai, Arcade Fire, Slint o Desomais, questioni in cui dibattere, a cui cimentarsi o a cui consegnare personalità. Questioni prive di impulsività giovanili ma, raccolte e attinte da una certa praticaccia della vita, quella che ha fatto i conti o forse li ha ancora in sospeso con se stesso e l’intorno, che ci si porta ancora appresso, tra interminabili trascorsi in chitarra e batteria Enclosed Movements o tra le ferite ancora aperte di No Other Man . Continuamente aggiornato il percorso degli Amute dalle direzioni a tratti incerte ma, dalle mutevoli possibilità a cui demarcare, consapevolezza, effetto e presa!
Articolo del
14/04/2009 -
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