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Una valigia di puro e fine cioccolato segue e rincorre sinfonie di tabacco. Non è l’effetto di una nuova droga né una nuova moda da seguire. Loro sono i Coffee Orchestral, un trio di giovani artisti folk, girovaghi, magici. Originari della bergamasca, Matteo, Lorenzo ed Annalisa si incontrano in uno scantinato e da li danno vita ad una collaborazione di voci, chitarra, basso, percussioni e armonica. Le atmosfere di questo secondo disco sono placide, pacifiche e spesso ammalianti venate di echi e richiami a Elliott Smith, Damien Rice, Kings of Convenience. Gli intrecci di voci (le voci di Annalisa e Matteo) sono abilmente orchestrati sul tessuto sonoro di strumenti semplici in grado, però, di toccare le corde più profonde dell’ascoltatore. In questo secondo album vi è evoluzione, crescita ed una nuova maturità del gruppo folk. Dodici canzoni fatte di accordi semplici, intime e profonde, timbri caldi e voci suadenti a dipingere l’atmosfera di un’anonima caffetteria accogliente, dove fermarsi un po’ a gustare bevande bollenti nel tepore di un caminetto acceso mentre fuori nevica. Sulle prime note si può forse avere l’impressione di una dolce nenia o di una ninna nanna. Questo disco, in realtà, è molto di più. Se fosse un oggetto qualunque riporterebbe l’avvertenza “maneggiare con cura”. C’è bisogno di calma e di uno stato d’animo rilassato per assimilare appieno ciò che i Coffee Orchestral hanno da offrire. Chocolate Suitcase è un album cinematografico, procede per immagini come a scorrere su uno schermo, suggestioni e suggerimenti carichi di citazioni. In “Dust” vi è la figura del pugile antieroe, lo stesso del famosissimo Toro Scatenato o del più recente Million Dollar Baby. “My Happyness” (dove l’errore ortografico è voluto), ispirata al film Into The Wild, strizza nel contempo l’occhio al film culto dell’ultima stagione cinematografica, The Pursuit of Happiness. “Tiger Vs Tiger”,”The Dreamer’s Mirror” e ”Habit and Change” propongono melodie fresche, ma allo stesso tempo struggenti e perverse da pura malinconia. ”Goodbye” riporta alle acustiche oniriche di Suzanne Vega mentre “34” è decisamente il pezzo più country di tutto l’album. Anche questa volta Matteo, Annalisa e Lorenzo ci portano in un viaggio fluttuante, ricco di curve e onde, onirico e magico carico di scatti, sequenze e zoom degni del miglior regista.
Articolo del
09/04/2009 -
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