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Avendo suonato in tre o quattro gruppi diversi ed avendo suonato quasi sempre solo cover, ho ben presente i rischi a cui si va incontro suonando un pezzo (più o meno celebre) scritto da qualcun altro. Si può cercare di imitare l’originale. Dalla prima all’ultima nota. Finendo, quasi sempre, per sfigurare. O si può imitare l’originale suonando, per una volta, benissimo. Ma, anche in questo caso, serve a poco. Perchè non aggiunge niente rispetto a quello che qualcun altro ha già detto e fatto. Oppure si può tentare di reinterpretarlo e riviverlo in modo personale. E, in questo modo, si va incontro ad una duplice possibilità. Si può fare una cosa orribile. Oppure, solo così, fare una cosa con un senso. E che aggiunge qualcosa. Se avesse senso fare una statistica, si potrebbe dire che si ha il 25% di possibilità di fare qualche cosa di buono. Fare addirittura un album di sole cover, quindi, può essere molto rischioso. E gli Airportman, in compagnia di Tommaso Cerasuolo, con questo “Weeds”, una raccolta di cover, hanno preso un bel rischio di cadere nell’inutilità. Ma il risultato gli dà ragione. Perchè reinterpretando i brani ed adattandoli ai toni ed ai registri stilistici a cui sono più consoni, sono riusciti ad ottenere un lavoro più che positivo, per nulla banale e, quindi, con un suo perchè. Undici tracce, dai Cure dell’iniziale “In between days” ai Porno for Pyros di “Pets”, suonate in versione casereccia (basti sentire le percussioni in “Natural kind of joy” dei That Petrol Emotion o la voce, della piccola Daria Risso, figlia di Giovanni Risso, nella conclusiva “White Chalk” di P.J. Harvey), ma non per questo poco curata. Strumenti (chitarra acustica e piano su tutti) sempre delicati ma avvolgenti, come nella migliore tradizione del gruppo di Cuneo, e voce che si adatta quasi sempre molto bene ai diversi registri dei vari autori. Dai Nada Surf a Nick Drake, dai The The fino a Lloyd Cole & the Commotion. E proprio di Lloyd Cole è forse il pezzo più riuscito del disco, la amara ma molto bella “2cv”. Si tratta comunque di un album riuscito, semplice, intenso e diretto. E, pur essendo un album di cover, si tratta di un album in un certo senso utile. Perchè fa rivivere in una luce ed in un’atmosfera molto intima e coinvolgente, spesso diversa da quelle originali, canzoni che, nella gran parte, meritano di essere conosciute o, comunque, di non essere dimenticate.
Articolo del
15/04/2009 -
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