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Se la musica avesse proprietà medicamentose questo disco sarebbe sicuramente indicato a sospendere qualsiasi contatto con una realtà ormai asfissiante. Rocco Triventi alias Trivo foggiano di nascita, compositore per vocazione dopo aver composto più di 200 brani e pubblicato una decina di demo, con questo disco incanta e impressiona per la sorprendente maturità di approccio di produzione e scelta del sound. Viene da dire che se fosse prodotto da qualche cervello del mainstream uscirebbe fuori forse uno di quei pochi artisti italiani esportabile sulla scena internazionale, senza nulla togliere a questo magnifico lavoro. Dalle corsie si levano suoni indistinti, la diagnosi sembra chiara, dopo i riti di traccia 1 - artista sconosciuto, che prepara la mente, la Disciplina delle Fermentazioni viene direttamente iniettata, sembra già fare parte dei tuoi pensieri, era lì assopita doveva essere sono richiamata mentre le variabili elettroniche scombussolano le costanti del ritmo. I moti interiori descritti in Ratio Me Fugit con il suo incipit battagliero, scivolano tra i rivoli della chitarra per poi esplodere a frammentazione tra i muri delle distorsioni per poi sfumare in Ho Un Gatto Nel Cervello una ballad geniale figlia della migliore vena del compositore, sconvolta dai kazoo, dai miagolii, mai distratta dalla sua bellezza ed intensità. Dopo un breve intermezzo strumentale (The Darkest Side Of The Dark) c'è la dose di Ho Bisogno Di Qualcosa di Cui Non Ho Bisogno a cui ci si abbandona volentieri, con la sua danza di suoni avvolgente che ti trascina altrove; Tu Non Sei Normale contiene nel titolo la sua posologia per momenti di psichedelia acuta da ascoltare con cura apprezzandone le magiche dissonanze. Le casse sezionano chirurgicamente ogni suono dissipandolo, estrapolandolo da un disco che a parte qualche momento di eccessivo divertissement, ha raccolto la migliore tradizione elettronica (il sound gracchiante e miscelato ricorda per certi versi Nine Inch Nails, Tricky) e l'ha riproposta in chiave più accessibile ma non per questo scontata. Nero ne è un esempio lampante, oscura, cartavetrata, ti fascia e ti accoglie tra le sue note, prima di giungere alla cervellotica La Mia Nonna è un Pagliaccio Opulento che unita a Talking To Van Vera fa parte della vena sperimentale che pulsa ben visibile lungo tutto l'album; con Perché La Cattiveria è Enorme riacquista un po' di sfrontatezza che incede tra cigolii di circuiti e ritmo pneumatico. Questa Non è Una Canzone con la sua aura dark apocalittica conquista subito lasciandoti dentro gradevoli effetti desiderati, Phantazomai, pillola da assumere con cura, ricorda vagamente alcuni instrumental alla Depeche Mode introduce La Ballata Dell'Elefante Suicida bella, bella, bella cristallina nel ritmo e tagliente nella melodia, somministra spessore d'avanguardia all'album che non manca sperimentazione lungo l'ascolto. Piccola Perdida Di Sostanza Polpastrello strizza l'occhio al grunge disseminando note ad ogni virata sfociando in Veronica Ha Un Virus mantre Kisstarsky da il benvenuto ad un nuovo giorno post emoterapia, non un finale, di più. ”Emoterapia” è una vera scoperta, riascoltandolo più volte se ne colgono i particolari incastonati in ogni brano, se ne percepisce la valenza, per chi ritiene che la musica elettronica sia anche raffinata arte di ricerca e miscelazione, questo album ne è sicuramente un distinto esempio.
Articolo del
20/05/2009 -
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