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Devo ammettere che, guardando tra i cd sparsi per casa mia, alcuni sono davvero improponibili. Fra questi, molti sono parte del pagamento di una non troppo lunga ma divertente collaborazione con una radio privata. Accettavo anche Biagio Antonacci, meglio di niente. Altri arrivano da band più o meno emergenti o aspiranti tali. Anche questo “What is the secret of impossible hair”, a prima vista, sembra un po’ improponibile. Confezione di plastica ridotta all’osso. Giusto una copertina senza neanche un retro o l’ombra di un libretto. Insomma. Va bene i demo delle band milanesi magari. Ma come può arrivare dall’east coast americana fino a casa mia un album così artigianale? Anche chi vende cd contraffatti cura di più l’aspetto estetico. Per fortuna, però, i contenuti sono di livello nettamente superiore all’apparente approssimatezza. I quattro musicisti, provenienti da Baltimora e Washington e con diverse precedenti esperienze in altre band, propongono un rock non semplice da classificare, ma sicuramente piuttosto interessante: voce mai troppo invadente, basso spesso in bella evidenza e lasciato con la batteria a dettare il ritmo, dialoghi e riff di chitarra ora più orecchiabili ora più improvvisi e secchi, ora più distorti ora invece più puliti o riverberati. Il risultato sono quattordici canzoni molto rapide e dirette (ben nove sono sotto i tre minuti di durata, alcune sono addirittura così scarne e lontane dalla struttura “classica” da superare di poco il minuto, come “Mr. Stephenson”), fra cui spiccano “Find it” (guidata da una linea di basso un po’ alla Green day di “Longview”), “Silver Amplifier” (con il basso alla “Close to me” dei Cure e la chitarra alla Pulp Fiction), “The one legged man” (un crescendo guidato da una chitarra davvero trascinante) e la conclusiva, acustica, “My rifle, pony and me”. Certo, qualche momento forse eccessivamente (e forse volutamente) brusco e meno riuscito c’è. Ma, comunque, si tratta di un album che ho ascoltato molto volentieri, dall’inizio alla fine, più di una volta. E credo che, ogni tanto, lo riascolterò. Confezione o non confezione.
Articolo del
01/06/2009 -
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